“Mamma, non posso più fare la paleontologa. È per i maschi. Io devo essere una principessa”.

Questa frase è stata il punto di rottura per Francesca, mamma di Scarlett, che a soli cinque anni ha capito inconsapevolmente che per la società in cui vive e per gli abiti che indossa, il suo sogno di studiare i dinosauri e cimentarsi in questo lavoro non sarebbe stato normale. Normale per quel senso comune che affida a maschi e femmine due posizioni sociali e professionali diverse, i cui tratti peculiari vengono messi in evidenza anche attraverso la concezione di abbigliamento preferenziale che bambine e bambini devono indossare e i colori più adatti a uno, piuttosto che all’altro. Il rosa per lei, il blu per lui, unicorni e principesse per lei, dinosauri, mostriciattoli e navicelle spaziali per lui. La società ci insegna così che ci sono cose da maschi che le femmine non possono fare e ci sono cose da femmine che è vergognoso che i maschi facciano. Colori e stampe che incatenano questi bambini in stereotipi di genere che è ora di superare, per permettere loro di reprimere la propria personalità, ma di esprimerla in maniera libera. Che siano spinte culturali o di marketing non importa, il carico che si nasconde dietro questa differenziazione ha delle importanti conseguenze sull’educazione dei più piccoli e sulle loro scelte professionali nella prospettiva futura, proprio come nel caso di Scarlett.

Può capitare dunque che la lei in questione voglia diventare un’astronauta e i panni che la vestono non rispecchino le sue preferenze, influenzandola verso una diversa concezione della sua persona e di quelle che saranno le sue scelte future. La stessa cosa vale per lui, il bambino amante del rosa e delle motociclette, che dovrà scegliere da che parte tendere e rientrare per lo più in quei confini che non permettono a un maschio di vestire questo colore, perché di carattere prettamente femminile. Eppure pochi sanno che il colore rosa restò asessuato per secoli, prima di diventare uno degli stereotipi più conosciuti e diffusi legati proprio alle donne. Nel Diciottesimo secolo e negli anni successivi era infatti normale per un uomo indossare un abito di seta rosa con ricami floreali, senza per questo destare critiche o dubbi circa la sua sessualità. Una suddivisione nata da una struttura morale e culturale ben radicata nella società, che veste le donne di un’idea di debolezza, fragilità e bisogno di sicurezza che rischiano di portarsi addosso per tutta la vita. I bambini invece sembrano essere spinti anche attraverso l’abbigliamento verso un’idea di potere in grado di renderli rappresentanti del genere dominante in molti campi sociali e professionali. La netta differenza tracciata nella moda infantile è propria degli ultimi anni Novanta, che si sta però cercando di combattere con un nuovo tipo di abbigliamento: quello unisex.

La mamma di Scarlett non è infatti rimasta indifferente alla considerazione di sua figlia, decidendo di combattere la comunicazione di genere con la moda fai-da-te ideando Sewing Circus, una boutique online attraverso la quale permettere ai bambini di essere liberi di scegliere, senza essere condizionati dai punti fermi impressi dalla società in cui vivono. Un’idea accolta da numerose mamme, desiderose di rompere con le convenzioni sociali, offrendo ai propri figli una dimensione più libera e un orizzonte più ampio in cui potersi orientare. Budding Stem è nato dall’idea di Jennifer, che ha creato una collezione di tutine e leggings che celebrano la tecnologia, perché anche una bambina può diventare astronauta come Samantha Cristoforetti o ingegnere senza che il suo abbigliamento influenzi le sue preferenze. Handsome Pink è nato invece dalla passione di un bambino di tre anni per il rosa e le motociclette, due sfere apparentemente impossibili da conciliare e trovare sugli abiti proposti dalle linee di abbigliamento di oggi. A questi si aggiungono Climbing Trees che nasce invece per quelle bambine che amano i mostri e i robot e Princess Awesome, dove fiorellini, dinosauri e combattenti Ninja condividono lo spazio sulla stessa maglietta senza scaturire alcun tipo di conflitto, dove le gonne sono decorate da motivi tecnologici o scientifici.

Il rispetto per i bambini risiede anche in questo: nel lasciarli liberi di scegliere abiti e magliette con i disegni e i colori a loro più congeniali. Dinosauri, supereroi, pirati e principesse, rosa e blu per lui e per lei perché la moda possa essere uno strumento di libertà espressiva e una buona dose di autostima e fiducia nelle proprie capacità. Il look dovrebbe fare da contorno, mentre il contenuto andrebbe curato nei minimi dettagli già in tenera età con un’educazione di natura unisex.

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