“La moda non è un’arte, ma ha bisogno di un artista per esistere.”

Scomodo Yves Saint Laurent per affrontare questa tematica, delicata senz’altro.
In certi casi bisogna pesarle bene le parole. Esattamente come accade per i colori quando si decide di azzardare accostamenti improbabili. Qualcuno ci riesce alla grande.
Qualcun altro dovrebbe lasciar perdere la creatività e affidarsi allo stile classico e tradizionale. Il che non è un male, anzi, significa aver acquisito consapevolezza di sé.

La moda non è un’arte.
Purtroppo no, non è mai stata considerata tale, sebbene per arte si intenda ogni attività umana che conduca a forme creative di espressione. Per assioma deduco, quindi, che non viene riconosciuta come tale perché non siamo tutti artisti. Particolare che sfugge nel mentre che si rincorre il desiderio più grande che accomuna uomini e donne: essere notati.

Nell’analizzare questo fenomeno ho notato cose che ricorderò e altre che preferisco dimenticare.
Senza dubbio viviamo un’epoca che ci mette tutti in vetrina. Dunque passare in sordina è quasi impossibile. Ma tendo a rimuovere dall’etichetta tendenza tutte quelle cose che vivono un arco temporale breve e frivolo. La vera tendenza sta nell’essere ricordati, non di certo riconosciuti. E vale anche per quello che indossiamo. Perché il modo in cui ci presentiamo alla società di cui siamo parte è una forma di rispetto.

Esattamente come quando ad un colloquio di lavoro ci presentiamo in camicia.
Azzurra, ancor meglio. Perché l’azzurro è il colore della comunicazione. È il colore che, non a caso, indossa anche la piattaforma social più conosciuta al mondo: Facebook. Così che ce la ricordiamo tutti. L’azzurro è un colore armonioso e diplomatico. Non dovremmo mai presentarci, invece, ad un colloquio in camicia gialla. Il giallo ci farebbe passare per persone troppo piene di sé.

Così come adornare di fiori di campo le lunghe barbe che hanno rapito il cuore di tanti uomini del pianeta, lascia trapelare un messaggio confuso e disordinato.
Si chiama flower beard questa nuova trovata, e lascia pensare che la voglia di fare tendenza vi stia sfuggendo di mano.

Moda: la voglia di fare tendenza vi sta sfuggendo di mano
Moda: la voglia di fare tendenza vi sta sfuggendo di mano

Non solo a questi simulatori Hipster dalle idee confuse, sia chiaro.
Perfino l’alta moda cade nel cliché dell’esagerazione: Chanel nella primavera del 2013 porta in passerella un accessorio decisamente out.
Una borsa che nulla ha a che vedere con l’eleganza e la raffinatezza tipica della nota casa di moda parigina.

Moda: la voglia di fare tendenza vi sta sfuggendo di mano
Moda: la voglia di fare tendenza vi sta sfuggendo di mano

La maison regina dell’eleganza ha peccato di presunzione commettendo un errore.
Un errore dettato dalla voglia di voler sorprendere a tutti i costi nonostante si stia parlando di un’istituzione a livello mondiale. È giunto il momento in cui Karl Lagerfield si è sentito talmente forte e onnipotente, al punto di portare in passerella un oggetto così estroso, ispirato all’hula hop.
Madame Coco avrebbe dissentito dinnanzi a tanto sfarzo, che ricade nel grottesco.

Chiunque si affacci un minimo sul mondo della moda, sa che oggi è tornato in voga un po’ di tutto.
E il rischio è quello di apparire la copia caotica e strampalata di tanti riassunti di stile.
Sarà che di una donna si dice sia vestita davvero bene quando, guardandola, il desiderio che evoca è quello di vederla senza veli. Sarà che la concorrenza di stile tra uomini e donne ci sta rendendo fin troppo ribelli. Sarà che pur di apparire, come al solito ci dimentichiamo cosa volevamo essere. Ma è garantito che le tendenze nascono da una lunga e imponente ricerca introspettiva, che ci pretende soprattutto consapevoli e coerenti con noi stessi, ancor prima che ribelli.

Proprio come la vita.