E’ bastata la fantasia di un bambino per far esplodere una nuova consapevolezza linguistica sul web: il caso di Matteo, piccolo studente della provincia di Ferrara, è all’origine di questo fenomeno. Tutto è partito da un errore, proprio come per i grandi artisti dell’umanità: un errore che, grazie alla creatività dell’alunno e alla perseveranza della sua insegnante, si è trasformato in una novità, apprezzata da molti.

Senza il web nessuno avrebbe scoperto l’esistenza di petaloso, l’aggettivo recentemente coniato che attende solo di entrare a far parte di un vocabolario che ne garantisca l’ufficialità. Perché, come tante altre parole di uso comune, questo riferimento floreale resterà ufficioso finché non sarà entrato nell’uso comune dei parlanti e il suo significato non sarà compreso da tutti coloro che lo usano: così ha risposto l’Accademia della Crusca al giovane inventore. Oltre all’entusiasmo per il neologismo, subito diventato virale grazie ad un hashtag, che ne ha permesso la rapida diffusione, c’è anche la noia di alcuni utenti che gridano allo scandalo, che si dichiarano imbarazzati per il nuovo cambiamento linguistico, e che accusano la maestra di non avere adempiuto ai suoi doveri, ovvero correggere il proprio alunno. Resta inoltre fermo il rifiuto di usare termini non presenti nel vocabolario, non ufficiali, non approvati dalla grammatica italiana.

Credits www.vvox.it
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Eppure, osservando la questione da un punto di vista linguistico, petaloso non ha nulla di sbagliato. La linguistica è la scienza che studia il linguaggio umano, una disciplina descrittiva e non normativa, che si concentra quindi su qualunque manifestazione di linguaggio, mettendo da parte correttezza grammaticale e regolarità dei termini. Ecco perché la parola è stata subito apprezzata e valutata in modo positivo dalla Crusca: non serve una regola che ne decreti l’utilità o l’ufficialità. Ogni parola, se utilizzata anche da un gruppo ristretto di individui, merita di essere analizzata, diffusa, celebrata. Ogni parola, per un linguista, è preziosa.

L’Accademia della Crusca opera concretamente in questo senso: sul suo sito è presente una sezione di Consulenze linguistiche e anche una sottosezione dedicata alle parole nuove, che sono totalmente suggerite dagli utenti. Il caso del bambino ferrarese è solo la punta dell’iceberg della glossopoiesi, l’inventare nuove parole per poi usarle nel linguaggio quotidiano: naturalmente petaloso è tra le parole nuove più suggerite, ma non mancano altri termini che ricorrono sempre più nelle comunicazioni. Inzupposo, ispirato da Antonio Banderas nello spot Mulino Bianco; spoilerare, il concetto più temuto dagli amanti delle serie tv; apericena, molto in voga nel nord Italia; e ancora friendzonare, quando la sfortuna contraddistingue l’innamorato in una coppia di amici. Le parole più segnalate e ritenute più interessanti dai linguisti potrebbero diventare oggetto di schede di approfondimento, e ricevere così lo stesso trattamento mediatico riservato a petaloso, aggettivo che indica un fiore la cui corolla è composta da tanti petali.

Credits www.huffingtonpost.it
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Perché dunque colpevolizzare la maestra, accusandola di non saper svolgere il suo dovere? L’insegnante ha adottato una doppia prospettiva, quella grammaticale, che l’ha portata a contrassegnare l’errore sul quaderno del suo alunno, ma anche una linguistica, che ha così permesso a un vasto gruppo di parlanti di poter conoscere e utilizzare un nuovo termine, finora sconosciuto. Non si tratta di sbagliare, ma di cambiare il punto di vista con cui osservare le parole: certamente nessuno tra gli insegnanti avvalorerebbe un errore di ortografia, di grammatica o di sintassi, ma tutto acquista un valore differente se analizzato linguisticamente.

Matteo, inventore di una parola che ha tanto dato scandalo, ricorderà questo errore ma se ne servirà per capire l’importanza del significato di ogni termine. La maestra merita un riconoscimento non tanto per aver creduto nel proprio alunno, quanto per essere stata in grado di conciliare due punti di vista molto diversi riguardo la lingua italiana, quello grammaticale e normativo insieme a quello creativo proprio della linguistica. Una lingua vive solo per essere parlata, per essere veicolo di comunicazione, per trasmettere informazioni: se abbandonata, trascurata, si ingrigisce e si spegne, portando via con sé tante diverse sfumature e significati. Far rinascere una lingua è un compito difficile e estremamente impegnativo: ad oggi, solo l’ebraico è morto per poi essere stato ripreso, con pazienza e dedizione, e nuovamente parlato. In ciascun parlante si nasconde un possibile linguista, un artista della formazione di nuove parole che non può e non deve trascurare il proprio talento, spesso sottovalutato. Prima di qualsiasi regola c’è l’idea, nella scienza come nelle lingue: le norme grammaticali sono necessarie. Ma senza i suoi parlanti, senza una nuova idea, un nuovo guizzo creativo, la lingua muore. Peggio che sbagliare la consecutio temporum in un periodo ipotetico.