Dopo Nicola Lagioia, Edoardo Albinati. Lo scrittore e insegnante romano si aggiudica la settantesima edizione del Premio Strega, il più importante riconoscimento letterario nazionale, con uno dei romanzi più difficili, necessari e per certi versi spaventosi dell’ultimo decennio: La scuola cattolica, edito da Rizzoli. L’operamonstre di Albinati, poco meno di 1300 pagine, ha mantenuto i favori del pronostico conquistando 143 preferenze, staccando di 51 voti L’uomo del futuro di Eraldo Affinati (Mondadori) e di 54 Se avessero di Vittorio Sermonti (Garzanti).

La scuola cattolica è un romanzo che si dipana su più piani narrativi e cronologici: si parte dall’accurata descrizione della vita quotidiana nell’ovattato ambiente dell’istituto cattolico romano San Leone Magno, estrema e concisa espressione della borghesia capitolina del Dopoguerra, arrivando al tristemente celebre Delitto del Circeo, avvenuto nell’autunno del 1975. Un evento che scosse l’Italia intera, non solo per le modalità a prescindere orrende con cui vennero stuprate e torturate le giovanissime Donatella Colasanti e Rosaria Lopez (rimasta uccisa nel massacro), ma anche per la provenienza del branco assassino: figli della Roma bene, nati e cresciuti in un ambiente agiato ed ex allievi della San Leone Magno. Compagni di scuola, sostanzialmente, di Albinati, che descrive in maniera raggelante e sempre estremamente lucida – con frequenti e pertinenti digressioni intimiste e autobiografiche – la formazione cattolica di un ambiente totalmente maschile, completamente avulso dal contatto col mondo esterno e covo di repressioni e frustrazioni che esploderanno anni dopo in maniera tragicamente folle.

La scrittura di Albinati è lineare e dal ritmo sostenuto, le oltre mille pagine sono pregne di narrazione ma estremamente scorrevoli, per quanto tale aggettivo poco si addica al soggetto del romanzo. In particolare, colpisce la capacità dello scrittore romano di eludere virtuosismi, per concentrarsi semmai su una raffinata introspezione psicologica dei personaggi, che va a braccetto con la fisicità costantemente descritta: il profilo dei compagni di scuola di Albinati si proietta con forza e immediatezza nell’immaginario del lettore. Specie nel caso di alcuni oggettivamente memorabili, come Arbus, alla cui enigmatica e affascinante figura è dedicato proprio il principio dell’opera.

La scuola cattolica è un’opera da affrontare e analizzare in tutta la sua profondità e la sua brutalità: Edoardo Albinati si inserisce con prepotenza in una linea poetica e narrativa che parte da Pasolini e passa per Walter Siti, il cui Resistere non serve a niente (Premio Strega 2012) ha diversi punti in comune col romanzo di Albinati, come la capacità di camminare sul sottilissimo filo che sta tra autobiografia e Storia. Un riconoscimento decisamente meritato per un romanzo da non perdere.

[Photo Credits: Musacchio&Ianniello]