La tutela della privacy ha conquistato una posizione di assoluto rilievo tra le garanzie offerte ai cittadini dalle società democratiche. La lotta al terrorismo sembra, però, mettere in discussione, almeno parzialmente, questa salvaguardia. La ricerca di un equilibrio tra sicurezza e diritto alla riservatezza rivela molti degli interrogativi che la società si sta ponendo alimentando un dibattito che è il simbolo di un sistema che si sta mettendo in discussione.

La vita può essere capita solo all’indietro, ma deve essere vissuta in avanti.
(Soren Kierkegaard)

Il dilemma tra privacy e sicurezza è quanto mai attuale. Rappresenta il nostro tempo. È figlio degli accadimenti che alimentano le paure e va, senza dubbio, oltre la fondamentale ricerca di un equilibrio tra gli strumenti attraverso i quali garantire maggiore sicurezza e l’esigenza di non attenuare le libertà civili faticosamente conquistate. Si è alla ricerca di strumenti per oltrepassare una fase di cui non si conosce la durata, ma di cui ben si è percepita la durezza. Ci si interroga sulle decisioni da prendere e sulle tecniche da utilizzare, compensando costi e benefici che non riguardano solo aspetti finanziari o politici, ma anche valori che non possono essere monetizzati e che costituiscono una ricchezza ancora più grande.

Credits: Charles Krupa
Credits: Charles Krupa

L’11 settembre ha rappresentato agli occhi di tutti il momento emblematico del cambiamento. La caduta di quei due grattacieli ha scandito l’attimo esatto che ha dato il via a una nuova fase storica, spazzando via certezze, convinzioni e sicurezze. Dal giorno delle Torri Gemelle ogni nostro pensiero, ogni argomento, ogni dibattito che riguardasse la società nel suo complesso ha subito una evoluzione, ed è forse questo che succede quando si forma una nuova epoca: nulla è più come prima e tutto deve essere interpretato alla luce di una nuova realtà. Anche quei concetti che son sempre sembrati intoccabili e uguali a se stessi. Il binomio sicurezza-privacy può essere assunto tra i mutamenti peculiari di questa nuova epoca: basti analizzare come nel tempo studiosi, politici e intellettuali si sono approcciati a tale tema per scoprire il frequente ricorso a quelle parole, a quei “beni rifugio” capitalizzati per ridurre il rischio di un deficit democratico. È un continuo accostamento a monumenti linguistici tanto grandi da non poterne limitare la conoscenza, una scoperta continua e costante per determinarne sfaccettature e contenuti. Il loro è un rapporto particolarmente intricato, una relazione pluridimensionale che richiede una osservazione da diversi punti di vista per essere completamente analizzata.

Il binomio è stato quasi sempre inteso come dilemma amletico, al punto da far intendere un conflitto fra questi due concetti, espressione ciascuno di una esigenza che troverebbe nell’altro un ostacolo pericoloso. Esiste certamente una tensione. La tutela della privacy è uno degli strumenti attraverso cui si garantisce maggiore sicurezza, quella che deriva dall’impedire che informazioni che riguardano la sfera personale di un individuo possano circolare liberamente ed essere trattate senza il consenso della persona a cui si riferiscono ed in modo da provocarle un danno. Il termine “privacy”, però, ha spesso assunto un significato simbolico ben più rilevante, ossia parametro per giudicare livello e qualità delle libertà di cui godiamo rispetto all’organizzazione e all’influenza dello Stato democratico. La tutela della riservatezza è interpretata, dunque, come ultimo baluardo al rischio che gli eventi storici provochino una attenuazione dei principi democratici di libertà ed un monito per le tendenze dello Stato a estendere la sua influenza ed il suo controllo sui cittadini in modo pericoloso e ingiustificato. È, senza dubbio, questo aspetto che determina la tensione tra esigenze di sicurezza e sfera di riservatezza, una tensione certamente intensa ma che non può e non deve essere considerata un conflitto.

Credit: Sandor Csudal/Flickr
Credit: Sandor Csudal/Flickr

Nella società odierna privacy e sicurezza devono fare i conti con tecnologia e terrorismo: la prima consente di archiviare con semplicità e a basso costo tutte le informazioni relative ai rapporti che ogni individuo intrattiene con organizzazioni pubbliche e private e, in fin dei conti, rende tracciabile il modo attraverso cui ciascun individuo utilizza la propria libertà ed i propri diritti di cittadino; il secondo, invece, spinge alla ricerca di nuovi strumenti per la sicurezza degli individui di fronte ad un nemico così violento, sconosciuto e determinato. Maggiore sicurezza si andrebbe a tradurre, quindi, in una maggiore attività di controllo e di analisi, in una esigenza di ottenere maggiori informazioni dalla cui valutazione giungere poi alla possibilità di prevenire violenze o aggressioni al nostro quotidiano.

È risaputo, però, che una intrusione sistematica e indiscriminata nelle comunicazioni dei cittadini non risolve le difficoltà del contrasto al terrorismo. Crea, invece, una quantità ingestibile di informazioni inutili, alimenta spreco di risorse e non genera risultati. Sarebbe opportuno, quindi, giungere a un concetto di “sicuracy”, come crasi di sicurezza e privacy per giungere ad un sistema che consenta di soddisfare entrambe le esigenze e mediarle. Alla luce dei fatti che contraddistinguono i tempi odierni, la tutela della privacy resta una conquista dello Stato liberale e democratico, ma è una conquista che può essere soggetta a nuove interpretazioni congiunturali che, senza far diminuire le prerogative dell’individuo, consentano di difendere la comunità. D’altro canto, un paese democratico deve evitare di prendere decisioni sotto la spinta di pressioni criminali e deve recuperare su questi temi un momento di unità nazionale perché in ballo vi è molto più di una semplice decisione tecnica: è necessario comprendere, nuovamente, l’antico rapporto tra ragioni di Stato e ragioni dell’individuo; è importante difendere diritti e libertà, ma anche assumersi doveri e sacrifici; è fondamentale dare spazio all’idealismo, senza abbandonare un sano realismo.