Solo un piccolo uomo usa violenza sulle donne per sentirsi grande. Si, certo, ma non perdiamoci in stupide frasi fatte che ormai hanno perso anche credibilità. Chi ama non picchia, chi ama sa come si ama. E non devono esserci giustificazioni di nessun genere. Da piccole tutte sogniamo il principe azzurro o almeno un matrimonio felice. E dovrebbe essere un diritto di tutti. Ma spesso non è così e non capisci neanche quando è successo, qual è stato il momento in cui ti sei trovata incatenata in un rapporto che non ti appartiene, con un uomo che non ami e che evidentemente non ama te. Si, perché se ami non picchi, ma non molesti neanche, non umili, non fai del male. Il matrimonio non ti dà il diritto di abusare della tua donna, di maltrattarla, e di usarla con giocattolo sessuale. Il matrimonio non è una transazione in cui si ottiene una proprietà, tua moglie. Non è un acquisto al mercato della merce migliore che diventa “tua”. Non ha senso ripetere cose che abbiamo sentito e letto milioni di volte, magari nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, un giorno all’anno. Perché per gli altri 364 giorni ci sono donne che vedono la propria casa come una prigione, che hanno perso ogni diritto sulla propria vita, sulla propria libertà e anche sulla propria identità, violentate dagli esseri che hanno sposato, che al contrario dovrebbero amarle ma soprattutto proteggerle.

Ritrovarsi sole, a proteggersi e proteggere il proprio bambino da quel mostro. Si, perché il mostro non dorme sotto il letto, il mostro può dormire anche accanto a te. E rovinarti la vita mentre allegramente vive la sua. Non conta che sia una malattia, che sia solo cattiveria, o chissà cosa, perché trovare un motivo significa dare a loro una giustificazione, e giustificazioni non devono essercene.

Questa è una storia come, probabilmente, molte altre. Ma la cosa che più colpisce è che Sonia abbia impiegato 26 anni prima di ricominciare a respirare. 26 lunghissimi anni in cui era vittima dei soprusi di suo marito. Incastrata in un matrimonio decisamente troppo affrettato, spinta dalla madre autoritaria e bigotta che non sopportava che la figlia avesse rapporti fuori dal matrimonio. A 17 anni Sonia si ritrova sola, senza l’appoggio di una famiglia, con una sola possibilità: sposare l’uomo che l’avrebbe portata all’inferno. I maltrattamenti erano all’ordine del giorno, le violenze sessuali anche, il rispetto non era a suo agio in quella casa. Poi un barlume di luce, un bambino, l’amore vero con quel figlio tanto desiderato da Sonia e la speranza che qualcosa cambi. Ma la speranza è presto spezzata, quando ancora con il pancione ritornano le violenze sessuali e i maltrattamenti. La forza di Sonia sta nel provare a nascondere tutto al figlio, per fargli vivere un’infanzia più normale possibile, ma i bambini percepiscono più di quel che pensiamo. Le violenze continuano e il marito di Sonia continua ad utilizzarla per assecondare alle sue fantasie sessuali perverse da cui era impossibile astenersi. Una denuncia per stalking, da parte di un’altra donna, non è bastata per calmarlo. Sonia arriva a volersi male, a fumare 40 sigarette al giorno e a mangiare in continuazione, ingrassando a dismisura, non voleva più essere attraente per quell’uomo.

Finché però un giorno, ha capito che il male lo stava facendo solo a se stessa e a suo figlio. Ha cominciato ad uscire di casa appena iniziavano le urla, la sera, per andare a camminare, e così ha iniziato a perdere peso e a respirare un po’ di più. Sonia non ha avuto modo di vivere una festa, è stata costretta ad allontanarsi da tutti, persino da sua sorella, l’unica della sua famiglia che la comprendeva. Non ha festeggiato un Natale, una Pasqua, un compleanno. Nulla. Ha visto per 26 anni soltanto violenza e abusi.

La rinascita arriva quando, per l’ennesima volta, l’ultima, lui una mattina prova a toccarla ancora, ma lei non ci sta più e si ribella. A quel punto lui le prende la testa e la sbatte contro il mobile. Il figlio va in difesa della madre, si avventa contro il padre e chiama i carabinieri, i quali, abituati ormai alle chiamate si precipitano e portano via il mostro mentre urla parolacce a quella che ormai è la sua ex moglie.

Di storia come quella di Sonia ce ne sono tante, purtroppo e spesso terminano in modi peggiori. Con un femminicidio. Sonia ha trovato la forza, anche grazie a suo figlio di mettere fine a quell’inferno e ricominciare a vivere e farlo per tutte quelle che, come lei, vivono ogni giorno un matrimonio in cui sono vittime del mostro.

Abbiamo raggiunto Sonia che si è raccontata a noi senza remore, perché l’unico suo obiettivo oggi è quello di trovare la felicità mai conosciuta e dare forza a tutte quelle donne affinché abbiano lo stesso coraggio di liberarsi dalle loro catene.

Spesso molte donne, vittime dei soprusi dei propri compagni si lasciano andare, preferiscono quasi porre fine alla propria vita, alla propria identità piuttosto che porre fine a quel rapporto malato. Cosa spinge una donna a sopportare le violenze, gli abusi, le umiliazioni?

Per quanto mi riguarda sopportavo perché ero costantemente sotto minaccia di morte, altra motivazione è che, quando dicevo di voler andare via, lui mi diceva che avrebbe preso mio figlio e io non avrei mai lasciato mio figlio da solo in quella casa. Tutte queste motivazioni portavano ad avere tanta ma tanta paura in più lui mi faceva molta violenza psicologica.

Le istituzioni come aiutano chi si trova in queste situazioni?

le istituzioni? Non ci sono. Io dopo aver subito quello che ho subito, ora, sto subendo altre ingiustizie dalle istituzioni. Lui ha il divieto di avvicinamento a 500 metri ma abita a 300 metri da me. Questa è giustizia? No questa è continuare a subire ancora violenza da chi mi dovrebbe proteggere e tutelare. Sono senza lavoro, lui non mi passa il mantenimento che ci dovrebbe vivo con 20 euro a settimana e ringrazio mio figlio che ogni tanto mi aiuta e lo Stato cosa fa per me? Nulla.

Parliamo del rapporto con i figli. Inevitabilmente in certi casi l’aria in casa è invivibile, la tensione è all’ordine del giorno. Quando i figli iniziano a capire cosa succede?

Io in questi 26 anni di galera ho cercato di nascondere tutto ciò che succedeva intorno a mio figlio, ho cercato di fargli vivere una vita “normale” pensavo di esserci riuscita ma mio figlio, credo all’età di 16 anni, ha capito in parte cosa succedeva alla sua mamma e tutto questo l’ho scoperto quando ha testimoniato in tribunale. Per me è stato uno shock. Lui aveva capito cosa il padre mi faceva ed ecco perchè ancora oggi soffre di attacchi di panico.

Quanto incide il passato di ognuno di noi nella ricerca dell’uomo che scegliamo per tutta la vita? Un passato difficile può farci sentire indegni di avere un matrimonio felice?

Il mio passato purtroppo non potrò mai cancellarlo e non potrò mai dimenticarlo e incide molto sul rapporto con gli altri uomini. Per tutto quello che ho subito spesso ho paura ad “avvicinarmi” ad un uomo, ho paura di come mi possa trattare, ho paura che sia come il mio ex. Questo mi spaventa però sto cercando di non mettere un muro su tutti gli uomini, sono fiduciosa che sulla faccia della terra ci sia un uomo capace di rispettarmi e di amarmi. Sono ottimista, l’ottimismo mi ha aiutato ad uscire da tutto questo schifo, la mia forza mi ha aiutato ad andare avanti ed ora non voglio rovinarmi il resto della mia vita per un passato che non ho voluto io.

È felice?

Se sono felice? Complessa come domanda. Allora, sono felice che lui sia uscito da questa casa, sono felice di vedere mio figlio libero di vivere la vita che ogni ragazzo dovrebbe vivere, sono felice di poter vivere anche io una vita che non ho mai vissuto in pratica. Si sono felice di essere finalmente una donna libera, anche se dentro di me c’è ancora tanto schifo e tanto dolore che, non riuscirò a cancellare ma che spero un giorno di poter chiudere in un cassetto e gettare via la chiave.

Sonia ha aperto una pagina Facebook perché scrivere l’aiuta nei momenti peggiori. Si chiama “Libere di vivere”. Perché ora Sonia è libera finalmente di vivere la sua vita. Nessuno le ridarà indietro quei 26 anni. Ma qualcuno potrebbe farle vivere i prossimi come merita.

credits photo - Sonia Di Giuseppe
credits photo – Sonia Di Giuseppe

“Quante volte in questi 26 anni di galera ho detto “Vorrei morire”, e quante volte mi sono trovata su quel balcone con il pensiero di buttarmi giù. Poi però il pensiero di dover lasciare mio figlio e, la voglia di vivere anche io una vita vera mi faceva desistere da quel gesto e tornavo nella mia galera, sperando di trovare la forza per tornare ad essere libera anche io un giorno. Ora lo sono, ce l’ho fatta, ma tante donne no. Non dirò mai più “Vorrei morire” perchè so che c’è chi è morta davvero e voleva continuare vivere”. Questa è solo una delle introspezioni che si trovano sulla pagina Facebook di Sonia.

Di cose da dire ce ne sarebbero tante, ma la sua storia parla da sola, la sua voglia di vivere, la sua forza, una forza che solo le donne sanno avere, può essere d’aiuto a molte altre nella stessa situazione. Perchè sia chiaro:

La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci.

Denunciate. Denunciate. Denunciate. Ponete fine al vostro inferno. Riprendete in mano la vostra vita.

Grazie a Sonia per la sua testimonianza
[Credit Cover: www.payson.tulane.edu]