Lentamente muore, nel caldo agostano, la Coppa Italia. La competizione snobbata da tutti fino alla primavera, quando diventa un salvagente per quei club che hanno fallito tutti gli altri obiettivi e vogliono salvare la stagione, o una ciliegina sulla torta per chi vuole vantare double o triplete che siano. La manifestazione calcistica italiana più importante dopo la Serie A ha perso appeal e va avanti per inerzia. Lo scenario non è apocalittico, ma ci manca poco. Il primo controsenso, tutto all’italiana, è il fatto che la Coppa Italia dovrebbe essere una manifestazione di Lega, sebbene sia organizzata dalla FIGC almeno a livello ufficiale, come ve ne sono anche altre, tra cui la Coppa Italia di Lega Pro e quella di Serie D. Il cortocircuito a livello di competizioni va a sfociare in un paradosso piuttosto importante: non tutte le squadre italiane professionistiche hanno diritto a giocare la Coppa Italia.

Alla coppa nazionale più importante vi partecipano, infatti, tutte le squadre di A e B, 27 di Lega Pro e 9 dalla Serie D. Lasciando fuori di fatto, senza contare la Serie D che rimane comunque un campionato dilettantistico, oltre la metà delle squadre di Lega Pro, la vecchia Serie C nonché il terzo campionato, per importanza e gerarchia, italiano. Avrebbe sicuramente più senso una competizione alla quale partecipi tutta la Lega Pro, e magari anche la Serie D in maniera più cospicua: sarebbe un’idea, ad esempio, quella di far partecipare tutte le squadre che nella stagione precedente abbiano affrontato i play-off di Serie D, che di fatto sono uno sperpero di soldi per club che sono già alla canna del gas, senza dare alcuna garanzia di ripescaggio in Lega Pro.

Difficile da organizzare secondo qualcuno, ma in Inghilterra la FA CUP viene giocata da oltre 700 squadre ogni anno, e in maniera diversa sono tantissime anche le società che partecipano alla DFB Pokal, la coppa nazionale tedesca. Di modelli da seguire ce ne sarebbero potenzialmente tanti, ma senza ridursi al copiato meccanico che non porterebbe alcun frutto. La Coppa Italia è da riformare, senza ombra di dubbio: i club guadagnano pochissimo dai diritti tv, che vengono venduti a cifre irrisorie e che lasciano la maggior parte delle partite non coperte, gli stadi pieni per la competizione (ma non solo) sono una chimera e il tifoso medio non è in alcun modo stimolato a seguire una competizione che con qualche modifica potrebbe risultare invece estremamente interessante.

Rimanendo lontani da soluzioni complesse e da chissà quali riforme di tipo economico sarebbe interessante, come già detto, avere una Coppa Italia con più squadre. I diritti tv verrebbero alzati se le big, quelle che nel campionato precedente sono arrivate tra le prime 8, iniziassero a giocare da prima e non dagli ottavi di finale. Di modo che, oltretutto, una squadra importante per vincere la competizione non debba limitarsi a giocare appena 3 turni prima della finale. Ovviamente non è possibile pensare alle big in campo già da fine Luglio per i preliminari di Coppa Italia, ma magari vederle già impegnate dagli ottavi o dai sedicesimi aumenterebbe l’appeal della manifestazione. Sarebbe opportuno anche vedere partite secche (come già ci sono) ma in casa della peggio classificata, al contrario di quanto avviene attualmente. Così da aumentare le difficoltà per le grandi squadre, che giocherebbero in trasferta, e soprattutto in modo da aiutare le piccole che potrebbero ospitare partite contro big che vorrebbero dire grandi incassi e liquidità nelle proprie casse.