In questi ultimi anni, il settore auto italiano non sta attraversando momenti esaltanti sotto tutti i punti di vista. Sono molti, infatti, i grattacapi causati dalla crisi economica che ogni giorno fa perdere posti di lavoro in maniera molto preoccupante, con centinaia e centinaia di famiglie costrette a vivere con pochi euro al mese. Stando ai dati riportati da Eurostat, l’ufficio statistiche dell’Unione Europea, solo nel mese di maggio la disoccupazione in Italia ha toccato il 13%, facendo registrare un aumento dello 0,3% rispetto al mese di febbraio. Una statistiche che deve far riflettere e che si ripercuote anche nel settore automobilistico italiano, abituato a ben altri numeri fino a pochi anni fa. La svolta deve esserci, in maniera netta, se non si vuole cadere nel baratro, anche perché sarebbe doloroso raccontare di uno Stato, quello italiano, sempre più alle prese con problemi di natura economica non indifferente. Uno dei personaggi che potrebbe cambiare il corso degli eventi ha un nome e cognome ben preciso: Sergio Marchionne. Nato a Chieti il 17 giugno del 1952, ha ottenuto la cittadinanza canadese dopo molti anni di studi che hanno contributo all’ascesa manageriale del noto dirigente, ormai stimato in tutto il mondo.

Il marchio Chrysler (Getty Images)
Il marchio Chrysler (Getty Images)

Nel 2009, dopo aver conseguito la carica di presidente di Fiat Industrial S.p.A., compie una sorta di impresa, andando ad acquisire, attraverso il Lingotto, inizialmente il 20% di Chrysler, una delle aziende più importanti del panorama automobilistico americano, fino ad arrivare al 100% nel 2014. Una scelta che si rivela azzeccata, anche perché due anni dopo, il noto marchio a stelle e strisce chiude il bilancio in attivo dopo un periodo molto difficile. Ma “l’impresa americana”, come denominata da qualche addetto ai lavori, è solo una delle tante di Sergio Marchionne che, senza giri di parole, malgrado non sia ben visto, rappresenta, forse, l’unica speranza per la rinascita del settore automobilistico italiano, ma non solo. Diventato numero uno della Ferrari, ha dato nuova linfa alla Scuderia di Maranello, grazie all’ingaggio di Sebastian Vettelcome pilota e alla rivoluzione, quasi totale, nel reparto tecnico e ingegneristico all’interno dei box della “Rossa”.

Marchionne "accoglie" Vettel (Corriere dello Sport)
Marchionne “accoglie” Vettel (Corriere dello Sport)

Ma non solo, “l’uomo del maglioncino”, così come viene soprannominato, ha deciso di rilanciare lo storico marchio Alfa Romeo con produzioni di automobili inedite che daranno filo da torcere alle altre aziende più importanti del panorama motoristico, come Audi, BMW e Mercedes. Dunque il cosiddetto “Made in Italy” deve tornare a splendere, come dimostrano le assunzioni promesse nello stabilimento di Termoli, dove verranno prodotti ben 200.000 propulsori che incrementeranno il lavoro di molti dipendenti. Infatti, la crescita del mondo auto è fondamentale altresì per l’intera industria del “Belpaese”, vogliosa di ripartire e dominare come accadeva fino agli anni ’90, quando Inghilterra, Germania, Francia e Spagna guardavano l’Italia come un esempio da seguire. E se le previsioni di Sergio Marchionne saranno rispettate, entro il 2018 l’Alfa Romeo venderà circa 400.000 mezzi (mica bruscolini) con il “Biscione” e l’Italia di conseguenza nuovamente ai primi posti per importanza e strategia.

Gli operai dello Stabilimento di Termoli si confrontano con Marchionne (fcaspace.com)
Gli operai dello Stabilimento di Termoli si confrontano con Marchionne (fcaspace.com)

Cosa sta a significare tutto questo? Nel lavoro, come nella vita, ci vuole coraggio nel rischiare senza troppi tentennamenti, perché “pensare equivale a dire no”. Il Paese italiano non può più perdere tempo per riflettere su questioni meramente oggettive, perdendo tempo e facendosi scavalcare dalle altre nazioni, sempre più avanti con idee innovative. Ci vogliono più Sergio Marchionne, capaci di rispecchiarsi nel pensiero di Leo Buscaglia, secondo il quale “Il rischio più grande nella vita è non rischiare nulla”.

Foto in evidenza: Gazzettatorino.it