Lo smog, parola inglese che assume il significato di inquinamento atmosferico, rappresenta uno dei problemi più irrisolvibili dell’Italia. I veicoli nel nostro Paese sono usati sempre con maggiore frequenza, nonostante la crisi economica e le varie tasse da pagare che il Governo impone ogni anno. Nemmeno il recente aumento delle tariffe autostradali, del prezzo delle multe per non aver rispettato il codice della strada, ha fermato gli automobilisti italiani (e non solo) che continuano a usare il proprio veicolo in qualsiasi momento. Neanche il deterrente rappresentato dal traffico tiene botta a questa abitudine, destinata a salire vertiginosamente nel corso degli anni a venire.

Nelle varie città del Belpaese, si è registrato un aumento riguardante l’uso dei mezzi pubblici da parte dei cittadini, ma non basta a fermare o, quantomeno, allentare i dati allarmanti che riguardano lo smog. Secondo uno studio dell’ESCAPE (European Study of Cohorts for Air Pollution Effects, coordinato dalla Università di Utrecht in Olanda), l’inquinamento dell’aria accresce il rischio di infarto e angina del 12%. Lo studio si è reso possibile grazie alla partecipazione di 100.166 persone, di cui circa 14.000 “italiani”, e alla collaborazione delle Agenzie ambientali dell’Emilia-Romagna, del Lazio e del Piemonte. Insomma, un’indagine che ha confermato quanto sia pericoloso respirare al giorno d’oggi l’aria, che può portare a gravi rischi per la nostra salute. Comunque, non è finita qui.

Stando a un altro approfondimento, questa volta da parte di alcuni ricercatori della University of British Columbia (UBC) “capitanati” da Chris Carlsten, basterebbero solo due ore per provocare danni importanti all’organismo umano in virtù di una sorta di “modifica” del sangue e sul Dna dell’uomo. In particolar modo, bambini e anziani sarebbero a rischio per un grattacapo grave che si protrae da tempo. Ma come si può risolvere tutto ciò? Le targhe alterne, i vari blocchi della circolazione dei mezzi non bastano, ci vogliono leggi più severe che dovrebbero essere imposte immediatamente. Da alcuni anni esistono auto, veicoli elettrici, a metano, ma come si può pensare di ridurre la presenza dello smog se il mezzo elettrico produce più emissioni rispetto a una normale automobile?

Il risultato prodotto dopo un’accurata ricerca dell’Università norvegese di scienza e tecnologia non lascia dubbi, così come spiegato da Anders Hammer Stromman, uno degli autori di questo studio: “Analizzando gli effetti potenziali connessi alle piogge acide, alle emissioni di particolato, allo smog, alla tossicità per l’uomo e per l’ambiente e all’esaurimento dei combustibili fossili e delle risorse minerarie, i veicoli elettrici hanno una performance peggiore o uguale a quella delle auto con moderni motori a combustione interna, nonostante le emissioni dirette siano prossime allo zero durante l’utilizzo”. Parole importanti che lanciano più di un quesito sui veicoli che dovrebbero rappresentare il futuro nel mondo. Quel mondo sempre più pieno di fumi che caratterizzano anche le stagioni, alterando il clima sempre più “strano”. Per ovviare allo smog, basterebbe altresì maggiore attenzione da parte del Governo e degli stessi cittadini, che dovrebbero usare bus, tram, metropolitane con maggiore frequenza, in modo da far scendere la percentuale di polveri sottili, specialmente nelle grandi centri abitati. Accadrà prima o poi?

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