Se c’è una cosa che Oliver Stone, nel suo lavoro, ama fare, è rompere le scatole all’establishment del suo paese. Quel paese che ha servito nella sporca guerra in Vietnam, la quale divenne nel 1971 soggetto del primo cortometraggio del 25enne Oliver. Da lì in poi è una sequela di intrusioni nei meandri degli Stati Uniti, senza risparmiare affatto tremende bordate e gatte da pelare: Platoon, Nato il 4 luglio (sempre il Vietnam), e poi ancora Wall Street e Talk Radio. Poi c’è la porzione della sua filmografia in cui Stone fa pelo e contropelo alle vicende umane e politiche dell’uomo più potente sulla terra, dall’assassinio di JFK a Nixon – Gli intrighi del potere, passando per George (W.) Bush. Nell’era della post-verità, il 70enne regista newyorkese si decide ad affrontare una questione che a tutt’oggi provoca imbarazzo non solo in America ma all’interno di ogni potenza occidentale: e nel raccontare l’incredibile vera storia di Edward Snowden, Stone fa innanzitutto un’ottima scelta, quella di dargli il volto del mai troppo lodato Joseph Gordon-Levitt.

Rinfreschiamoci la memoria: Edward Joseph Snowden è il tipico figlio della borghesia statunitense, nonché impressionante genio informatico assoldato dalla CIA, che nel 2013 ha provocato una sequela di profondi grattacapi al proprio governo e crisi diplomatiche, diffondendo dettagli sui programmi di sorveglianza di massa estremamente invasivi adottati da USA e Gran Bretagna. Nel film seguiamo il percorso del giovane Edward dal congedo dal corpo dei marine per via di un infortunio al reclutamento nei servizi segreti americani, nel campo del cyber warfare. Nel frattempo, conosce colei che diventerà la sua fidanzata, Lindsay Mills (Shailene Woodley): soprattutto, Snowden comprenderà quale enorme ingranaggio di compromessi morali si celi dietro quello che l’uomo comune crede sia solo uno scudo contro i malvagi del pianeta.

A differenza del piatto e macchinoso Il quinto potere (2013), incentrato sulla figura e sul ruolo di Julian Assange, Snowden si rivela un implacabile viaggio nelle segrete del Potere. Aiutato da un ritmo sostenuto e impreziosito da un cast all’altezza (spicca il redivivo e sottovalutato Rhys Ifans), il film spazia abilmente dalla vicenda umana del protagonista alla descrizione di una spietata realtà, come Stone aveva già fatto in Wall Street, quando era il bersaglio era l’alta finanza. Valore aggiunto però dell’opera è Joseph Gordon-Levitt: pressoché certa la candidatura ai maggiori premi del 2017 la sua. Lo Snowden messo in scena dall’attore classe 1981 è affascinante e fragile, quindi altamente credibile: se l’impresa di Oliver Stone può dirsi riuscita, buona parte del merito la si deve a lui.

[Photo Credits: Juergen Olczyk]