Lo spreco alimentare è una delle più grosse piaghe del nostro secolo, sia a livello italiano che a livello mondiale. Dagli anni ’70 ad oggi lo spreco alimentare nel mondo è aumentato del 50%, ma purtroppo solo recentemente la questione è trattata come un vero problema da affrontare e al quale bisogna porre assolutamente rimedio. Innanzitutto, con il termine spreco alimentare si vuole indicare l’insieme di quei prodotti alimentari che hanno perso valore commerciale e che vengono scartati dalla catena agroalimentare, ma che potrebbero essere ancora destinati al consumo umano.

I dati – fonte FAO – parlano chiaro e non hanno bisogno di grosse spiegazioni: il 40% del cibo prodotto negli Stati Uniti finisce nelle discariche. In Gran Bretagna si buttano tra i rifiuti 6,7 milioni di tonnellate di cibo ancora perfettamente consumabile. In Svezia mediamente ogni famiglia getta via il 25% del cibo acquistato. La situazione non è molto diversa in Italia, che ogni anno spreca tanto cibo quanto ne basterebbe per soddisfare il fabbisogno alimentare di tre quarti della popolazione italiana, quindi 44.472.924 abitanti.
Il rapporto Waste Watcher del 2015, che è una sorta di ‘Diario di famiglia’ per indicare lo spreco qualitativo e quantitativo di ogni pasto, ha inoltre portato alla luce un ennesimo problema: lo spreco di cibo domestico reale è circa il 50% superiore allo spreco percepito e dichiarato nei sondaggi. Ecco un numero per capire ancora meglio la gravità della situazione: circa 13 miliardi di euro che gli italiani sprecano ogni anno buttando il cibo nella pattumiera di casa. 13 miliardi che equivalgono a circa 25 euro a famiglia, al mese.

Lo spreco alimentare è il vero paradosso di questi decenni: si è arrivati ad avere la necessità di incrementare notevolmente la produzione alimentare per via della popolazione sempre in crescita e sempre più benestante, ma dall’altra parte si spreca a livello mondiale un terzo del cibo prodotto, di cui l’80% sarebbe ancora consumabile, dato che aggrava ulteriormente la situazione. Questi prodotti ancora consumabili, se recuperati dagli sprechi, sfamerebbero quasi 2 miliardi di persone al mondo, diminuendo drasticamente il problema della fame nei paesi più poveri.

Ma lo spreco alimentare non è solo questione di cibo. I costi connessi allo spreco superano ogni nostra immaginazione: con il cibo buttato, infatti, vengono utilizzati invano anche la terra, l’acqua, i fertilizzanti, le fonti energetiche, e tutto quanto è necessario per la produzione alimentare. Non si tratta quindi solo di conseguenze economiche e sociali, ma anche sanitarie e soprattutto ambientali; perché con ogni porzione di cibo che buttiamo è come se buttassimo anche un pezzo del nostro Pianeta, in quanto l’ambiente è stato inquinato, sfruttato o alterato invano.
Ridurre lo spreco di cibo significa – oltre che aiutare il nostro portafogli e aiutare i meno fortunati che non possono permettersi niente – salvare il Pianeta.
Combattere questa piaga e le sue conseguenze ambientali è una delle nostre missioni: in molti casi sono sufficienti semplici azioni da parte di singoli cittadini, produttori, rivenditori, ristoratori e imprese per contribuire a raggiungere la sicurezza alimentare e una migliore sostenibilità ambientale.

Credit: Waste Watcher 2015
Credit: Waste Watcher 2015

Non tutto è perduto però. Il 17 marzo 2016 la Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura – con 277 voti favorevoli, 0 contrari e 106 astensioni – il testo unificato delle proposte di legge per combattere lo spreco alimentare. In attesa dell’approvazione del Senato, sia il presidente del Consiglio Matteo Renzi, sia il Ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina hanno espresso la loro soddisfazione. La deputata del PD Maria Chiara Gadda, che ha presentato per prima il testo di questa proposta legge, ha dichiarato che il primo obiettivo è portare alla luce dei riflettori il problema dello spreco alimentare per sensibilizzare e responsabilizzare tutti i cittadini. “Ad esempio abbiamo voluto ribadire che i prodotti con la dicitura ‘da consumarsi preferibilmente entro’ possono essere usati anche dopo la scadenza, sottolineando la differenza appunto fra termine minimo di conservazione e data di scadenza. O che il pane invenduto entro le 24 successive alla produzione è ancora buono e può essere donato. Abbiamo poi introdotto la possibilità di donare beni alimentari confiscati – cosa che già avviene ma solo a discrezione dei magistrati – purché integri e sicuri dal punto di vista igienico-sanitario. Inoltre le associazioni di volontariato, accordandosi con l’imprenditore agricolo, possono recuperare i prodotti che rimangono a terra durante la raccolta. Infine la legge garantisce ad attività commerciali e produttive in genere uno sconto sulla tassa dei rifiuti proporzionale alla quantità di cibo donato” – queste le parole della deputata.

La proposta di legge è composta da 18 articoli che dovrebbero avere il compito di facilitare il recupero dei prodotti alimentari ancora utilizzabili, eliminando le attuali complesse procedure burocratiche per la loro raccolta. “È un intervento necessario per contrastare un fenomeno che solo in Italia vale 12 miliardi di euro l’anno. Un Paese a spreco zero è un Paese con cittadini-consumatori consapevoli, che fa diventare le buone pratiche abitudini quotidiane e non eccezioni” – ha dichiarato il Ministro Martina.
Essa prevede infine l’istituzione di due fondi finanziati con un milione ciascuno. Il primo fondo sarebbe destinato a tutti i progetti di ricerca e di sviluppo tecnologico nel campo dell’imballaggio e del confezionamento dei prodotti in ottica anti-spreco; il secondo fondo prevede invece la promozione dell’uso delle doggy bag, cioè appositi contenitori per portare a casa gli avanzi di una cena al ristorante. A riguardo, inoltre, la proposta di legge della deputata Gadda prevede che le Regioni abbiano la possibilità di stipulare accordi o protocolli d’intesa per dotare gli operatori della ristorazione di contenitori riutilizzabili, realizzati in materiale riciclabile e idonei a consentire ai clienti l’asporto degli avanzi del pasto.