Il sistema di numerazione delle targhe automobilistiche italiane ha subito un’importante evoluzione nel 1994, passando da un formato provinciale a uno nazionale alfanumerico. Il formato attuale è composto da due lettere, tre numeri e altre due lettere (es. AA 000 AA), escludendo le lettere I, O, Q e U per evitare confusioni con numeri simili. Questo sistema offre oltre 234 milioni di combinazioni possibili, sufficienti per coprire le esigenze di immatricolazione per molti decenni.
Nel gennaio 2020, è stata introdotta la lettera “G” come iniziale delle nuove targhe, sostituendo la precedente “F”. La sequenza è iniziata con “GA 000 AA” e ha proseguito fino a “GZ 999 ZZ”. Questo periodo ha visto l’emissione di oltre 10 milioni di targhe con la lettera “G”, riflettendo un ritmo di immatricolazione di circa 2 milioni di veicoli all’anno.

A maggio 2025, è stata introdotta la lettera “H” come nuova iniziale delle targhe, segnando l’inizio della sequenza “HA 000 AA”. Questo cambiamento indica un proseguimento naturale del sistema di numerazione e offre un’indicazione temporale utile per stimare l’anno di immatricolazione di un veicolo. Si andrà avanti con tale lettera iniziale sino a circa il 2030, in base anche a quante immatricolazioni ci saranno nei prossimi anni.
Inoltre, dal gennaio 1999, le targhe italiane presentano due bande laterali blu: a sinistra, la bandiera dell’Unione Europea e la sigla “I” per Italia. Nella parte destra, opzionalmente, possono essere apposti l’anno di immatricolazione e la sigla della provincia.
Per chi desidera risalire con precisione alla data e al luogo di immatricolazione di un veicolo, esistono servizi online che, a fronte di un costo contenuto, forniscono una visura dettagliata della targa, consultando i dati del Pubblico Registro Automobilistico (PRA). Ricordiamo che in Italia non è possibile creare una targa a proprio piacimento. Le targhe inoltre non seguono il conducente.