“La sensazione mentre calciavo la palla in rete era quella di salvare la mia terra”
G. Marulla (Pescara, 26 giugno 1991)

Era il bomber sgraziato di una squadra disgraziata, Gigi Marulla. La stessa di Donato “Denis” Bergamini che, secondo la procura di Castrovillari, fu “suicidato”, cioè ammazzato, il 18 novembre 1989 sulla statale 106 Jonica nei pressi di Roseto Capo Spulico, per un movente ancora non pienamente definito. La stessa, ancora, di Massimiliano Catena, morto a 23 anni in un incidente stradale sulla carreggiata sud dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Adesso Gigi può riabbracciarli, e chiedergli tanti perché. A noi sportivi, di quelli che il calcio lo vivono tutti i giorni, e si emozionano per le belle storie di provincia, ci basterebbe sapere perché quel Cosenza non riuscì mai ad andare in serie A.

Forse proprio perché era una squadra talmente digraziata che ogni volta era costretta a mandare giù un boccone troppo amaro per poter risalire a galla. Come quella volta che dovette rinunciare agli spareggi per andare in Serie A per colpa della classifica avulsa. Arrivò a pari punti con Reggina e Cremonese, ma furono queste ultime due a giocarsi la promozione diretta, negandoci uno spettacolare derby calabrese (. Era proprio l’anno del caso Bergamini, il Cosenza perse uno dei suoi giocatori migliori, ma mai lo spirito. Marulla ancora non c’era, ma ci sarebbe stato qualche anno dopo, nel 1992, quando la promozione sfuggì all’ultima giornata in maniera rocambolesca, a Lecce, il 14 giugno. In quella squadra, allenata da Edy Reja, c’erano Zunico, David Balleri, Bia, Marco Negri, Francesco Statuto e lui, il bomber sgraziato.

Attacante abilissimo tecnicamente, rapido e svelto in area di rigore, opportunista come pochi. Un Inzaghi ante-litteram. Bandiera del Cosenza, club col quale ha giocato 11 stagioni: 3 in Serie C1, 8 in Serie B totalizzando 330 presenze in gare di campionato; primo nella storia del Cosenza per presenze, Marulla è stato il calciatore più prolifico di reti nella storia del Cosenza (91 gol in campionato). Un ragazzo che nella memoria cosentina sempre sarà ricordato come stempiato e con un fisico da centromediano metodista più che da attaccante centrale, decise di passare per Avellino e Genova prima di stanziarsi definitivamente sulle rive del Crati. Non era bello da vedere, ma era straordinariamente efficace. Forse il ricordo più bello, per i suoi tifosi è racchiuso in quel gol contro la Salernitana, nello spareggio per restare in serie B. All’epoca gli spareggi venivano trasmessi dalla Rai, e fu proprio la voce di Bruno Pizzul, al 6′ minuto del primo tempo supplementare, a gridare il nome di Marulla. Era il 26 giugno del 1991, e migliaia di tifosi si recarono all’Adriatico di Pescara con macchine e treni speciali, per vedere quel centravanti che sguscia tra le maglie dei difensori avversari e gonfia la rete proprio sotto gli occhi dei suoi tifosi.

Ancora oggi, parlando con quei tifosi, vi capiterà di vederli con gli occhi lucidi esclamare “Te lo ricordi Marulla?” E state tranquilli che stanno parlando di quel gol. O caso mai stanno parlando della sua scelta di non andare mai a giocare in serie A, per restare a Cosenza, non certo in un posto dove la vita è comoda, a combattere e lottare per raggiungere quel traguardo in rossoblu. Il fatto che quel traguardo non sia mai arrivato ha reso questa storia straordinariamente umana. Epica, fino al punto in cui l’eroe, si scopre mortale. Sono meravigliose certe storie di provincia, ecco perché sarebbe bello che la Società ritirasse la sua maglia numero 9. La casacca del centravanti che, come riportato in un bellissimo articolo di Mmasciata.it “sarebbe forse stato uno Schillaci, ma se a Napoli dici Maradona e a Roma dici Totti a Cosenza devi dire Gigi Marulla”, e su questo non ci sarà discussione per i prossimi 100 anni.

Se vi è capitato di fare un giro a Cosenza, negli anni ’90, avrete notato più di una volta la scritta “Marulla Sindaco” sui muri. Allo stesso modo, se vi è capitato di farci un giro domenica pomeriggio, avrete notato una città in religioso silenzio, rispettosa, affranta. E non solo per il caldo. Perché da oggi “Te lo ricordi Marulla” non è più un modo per ricordare quella rete di Pescara. È un modo per chiudere gli occhi e commuoversi, pensando a quel centravanti sgraziato che la buttava dentro come pochi. E che oggi, in cielo, conversando con Bergamini e Catena, grattandosi i pochi capelli radi, di chi ne ha viste tante e ne ha vissute troppe, da buon capitano gli sta domandando: “Ma come abbiamo fatto quella volta a non andare in Serie A?”

[Credits Cover: foto Piterà, Cosenza]