Uscito nelle sale in questi giorni, “The Accountant” di Gavin O’Connor, racconta la storia di Christian Wolff (Ben Affleck), genio matematico all’apparenza innocuo. Affetto da autismo sin da piccolissimo, e abbandonato dalla madre, trascorre l’adolescenza insieme al padre (ex militare) e al fratello, dedicandosi strenuamente all’addestramento al combattimento. Oggi, adulto, lavora per un azienda ma nasconde terribili segreti, operando clandestinamente da contabile per numerose organizzazioni criminali. Ad accorgersi della sua ambiguità è Ray King (il premio Oscar J.K.Simmons), che gli dà la caccia.

Il film, ricco di colpi di scena e momenti adrenalinici, scorre veloce, tra tanta azione e qualche breve momento di ironia, in una storia originale e avvincente, che ha probabilmente del potenziale non sfruttato a pieno. Se da un lato, infatti, si mostra minuzioso nel regalare dettagli dell’attuale vita di Wolff, dall’altro scava solo in superficie sulle ragioni morali e psicologiche che l’hanno fatto diventare un criminale, dalla grave problematica autistica, a quella del rapporto strettissimo con una madre che all’improvviso decide di abbandonare i suoi figli e li lascia a un padre autoritario e severo.

Probabilmente una sceneggiatura così ricca, che butta tutta questa carne sul fuoco, non era facile da condensare in poco più di due ore di film, ma l’interpretazione di un sempre ottimo Ben Affleck riesce comunque a sopperire a eventuali lacune.

E proprio Ben Affleck sembra rivivere una seconda giovinezza cinematografica, dopo un lungo periodo dedicato all’attività da regista e a pellicole più impegnate, vestiti i panni di Batman, sembra aver ritrovato la voglia di mettersi in gioco anche nei film più adrenalinici. E ci riesce perfettamente in questo “The Accountant”, tutto sommato film piacevole per il genere, e dal finale non scontato.

Credits Foto: Scena tratta da “The Accountant” di Gavin O’ Connor, fotografia pellicola di Seamus McGarvey.