La leggenda di Tarzan torna al cinema e lo fa con una pellicola tanto attesa quanto in parte incompleta.La storia, seppur in parte ridisegnata rispetto al romanzo storico di Edgar Rice Burroughs, cerca di descrivere l’atmosfera vittoriana del libro, allontanandosi dall’aria scanzonata e fantastica legata alla figura cinematografica del personaggio.

La trama gira attorno a John Clayton III (interpretato da Alexander Skarsgård), Conte di Greystoke e rispettabile rappresentante della Camera dei Lord, ma sempre legato alla stranissima infanzia passata nella jungla del Congo. La sua è una vita agiata, molto lontana dall’ambiente selvaggio nel quale era cresciuto; una vita fatta di vestiti eleganti e persone raffinate, al fianco della bella Jane (Margot Robbie); solo un viaggio nei luoghi di infanzia accanto all’amico George Washington Williams (Samuel L. Jackson), lo aiuterà a ritrovare il vero sè stesso.

L’intero film gira proprio attorno ai dubbi e al conflitto interiore che Tarzan prova per aver abbandonato una parte della sua natura selvaggia e libera per relegarsi a un ambiente fatto di regole e bon ton, in una morale del tutto differente da quella in cui è cresciuto. Chi è il vero Tarzan, e qual’è la sua casa? Questa è la domanda su cui gira la pellicola, risolta solo in parte dall’amore con Jane e dalle difficoltà superate assieme.

A dirigere il film è David Yates, famoso per aver diretto ben quattro capitoli di “Harry Potter”, che tenta di mescolare le atmosfere tipiche dei suoi film, riconoscibili soprattutto nel racconto dell’infanzia di Tarzan, con un tono più realistico legato alle vicende storiche del Congo e alla conquista del potere da parte di Re Leopoldo. Il cast, stellare nei nomi, riesce a esprimersi solo in parte in questo contesto, con una Robbie che talvolta sembra dover interpretare forzatamente una Jane forte e emancipata, lontana dagli stereotipi femminili della Londra vittoriana, così come non funzionano appieno i momenti con due grandi come Samuel L. Jackson, e Christoph Waltz, con quest’ultimo ancora una volta chiamato a fare il cattivo (dopo “Bastardi senza gloria” e “Spectre”), che non offre in questo film la sua interpretazione più indimenticabile. Il resto lo fanno i muscoli e il fisico scolpito di Skarsgård, scelta azzeccata per un personaggio che doveva avere un “fisico bestiale”.

Nonostante qualche lacuna, insomma, la pellicola si propone come un piacevole passatempo, un momento di svago ben prodotto, con scene spettacolari e una trama accattivante anche se a tratti non esaltante.

Credits Foto: Scena tratta da “The legend of Tarzan” di David Yates, fotografia pellicola di Henry Braham.