Quando una personalità di spicco finisce il suo mandato politico, cosa decide di fare nella vita? Domanda che molti ora farebbero volentieri al Mr. President Obama ma che qualcuno continua a fare a un uomo che per diversi anni è stato al centro della politica internazionale: Tony Blair. Già, il laburista inglese, dal bell’aspetto da qualche anno in ritiro, torna in auge per un ruolo estremamente delicato e importate: quello di inviato internazionale per la pace a Gaza. Eppure le cose, secondo la stampa inglese e americana, non sono così chiare come si vorrebbero far credere. Si sa il losco, la giostra degli affari, il denaro, attirano sempre i detrattori ma nel caso di Tony Blair la situazione si fa interessante non solo per chi non lo reputa simpatico. Per esempio, il Daily Mail a fine luglio è uscito con un articolo pungente nel quale sollevava perplessità sulla sua attività “internazionale”. Proprio in un momento delicato come quello che si vive a Gaza, Tony Blair non era presente sul campo o meglio, nel suo ufficio a Gerusalemme. Perché? Perché era impegnato in altre faccende, private: organizzava una festa a sorpresa per il compleanno dell’adorata moglie Cherie.

Quanto mai il termine “festa a sorpresa” fu più appropriato. Si perché sebbene la festa bagnata da vini bianchi e rossi e fiumicciatoli di champagne fosse per il 60esimo compleanno della signora Blair, in realtà il compleanno è esattamente il 23 settembre. Quando si dice “sorpresa riuscita”. Apriti cielo: il Daily Mail lo accusa di trascurare il suo lavoro diplomatico durante una fase così delicata in Medio Oriente. Certo, gli inglesi saranno anche bacchettoni ma in questo caso è difficile dargli contro. Se poi si aggiunge che alla festa presenziavano vips, personalità del mondo politico inglese, capesante e fois gras, la rabbia aumenta.

credits foto: www.huffingtonpost.co.uk
fonte foto: www.huffingtonpost.co.uk

Dunque Mr.Tony preferirebbe i lauti compensi derivanti dalle consulenze ai governi e le conferenze internazionali? Si perché solo di diplomazia non si può campare, quindi perché non mettere al servizio di altri la propria esperienza? Parallelamente a questa attività di consulenza, la TonyBlairAssociates, l’ex premier britannico ha fondato insieme alla moglie quattro organizzazioni benefiche che mirano a combattere la povertà e a promuovere lo sviluppo di infrastrutture soprattutto in Africa. I progetti sono bene spiegati nel sito della TonyBlairFaithFondation dove si possono anche inviare donazioni private. Tempo fa Blair aveva chiesto un finanziamento pubblico al Governo britannico ma gli fu rifiutato senza troppe spiegazioni. Ma qual è la patria delle charities? L’America, of course. Qui ha giocato un ruolo fondamentale l’amicizia fra i Blair e una delle famiglie più influenti negli States: i Clinton. Quando Hillary ricopriva la carica di Segretario di Stato durante il primo mandato di Barack Obama, secondo il Telegraph ci sarebbe stato un breve carteggio virtuale, comunque pubblico, che avrebbe poi portato alle casse della charity di Blair la bellezza di 7 milioni di dollari. Mica noccioline. E proprio su queste non noccioline si è soffermato il New York Times ponendo un quesito interessante.

Quanto guadagna il buon Tony Blair? Monetizzare è la parola chiave nel business americano e dunque qualcuno ha provato a fargli i conti in tasca ma l’operazione risulta non così facile. Si è arrivati a una stima di uno stipendio annuo di circa 7\8 milioni di dollari grazie alle consulenze e conferenze a colossi come la Zurich. Poi case, appartamenti fra Londra e nelle campagne inglesi. Cifra che si aggirerebbe intorno ai 197 milioni di dollari. Smentita sarcastica di Blair a parte, è difficile comunque conteggiarne gli incassi.

Ma il New York Times non si è limitato a un’analisi mera delle tasche d’oro di Tony Blair, è andato più a fondo risalendo la corrente dei suoi impegni. “Tony Blair usa la sua rete di conoscenze per cambiare il mondo, e per diventare ricco” questo il titolo tutt’altro che gentile dedicatogli da Danny Hakim. Luci e ombre analizzate minuziosamente. Partendo dalla Tony Blair Associates che ha incluso clienti discutibili, come il presidente autoritario del Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev, passando per la questione del 2008 in cui convinse Israele a concedere a Wataniya Telecom, una società telefonica del Qatar, la licenza di operare nella Cisgiordania. Wataniya era controllata da JPMorgan Chase, per cui Blair lavorava come consulente e lavora tuttora.

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Altra notizia che alimenta chiaramente la stampa, riportata dal Times, risulta ambigua. Tony Blair ha preso parte a una conferenza nella quale la Guinea annunciava un piano da 5 billion dollars con la Mubadala Development Company (fondi d’investimento di Abu Dhabi) per sviluppare una miniera di alluminio e una raffineria in Guinea. Peccato che la TonyBlairAssociates abbia firmato con Mubadala e contemporaneamente la charity lavori con il governo della Guinea. Che dire poi del suo ruolo di mediatore diplomatico con Abu Dhabi? In buona sostanza il Times lo accusa di utilizzare le sue connessioni e la sua influenza in una direzione lucrativa. L’economia africana è in espansione e gli investimenti vanno tutti in questa direzione. Ecco perché la figura di Tony non convince e viene osservata con occhio ambiguo. Il Times ricorda anche la pessima figura fatta in Ruanda: durante l’amministrazione del presidente Paul Kagame l’ex premier si era prodigato in complimenti salvo poi ripensarci e chiudere tutti i rapporti dopo che Kagame fu accusato di reprimere l’opposizione e di trattare in modo disumano il suo staff. Evidentemente i tempi non erano più così propizi ed è chiaro che se hai un giro d’affari parallelo alle charities, gli occhi sono comunque puntati su di te e su quello che amministri e che porta il tuo nome.

Tony Blair rimarrà incastrato dalla rete di connessioni internazionali o se la caverà giusto in tempo per organizzare un’altra festa a sorpresa (questa volta il giorno giusto) per la moglie Cherie? Un’avvertenza arriva dal sud Italia dopo che il Guardian ha dato notizia della sua assunzione come consigliere del presidente azero Ilham Aliyev per la costruzione Tap: tenersi alla larga dalla Puglia.

[Fonte cover: www.veooz.com]