E io pago!“, direbbe Totò. Sì, ma per cosa?
La TV on demand in Italia è un piatto ghiotto da tempo. Con promesse di palinsesti televisivi confezionati su misura all’insegna dell’interattività e una videoteca ricca di titoli per i nostalgici del passato e i pigri del “voglio vederlo quando mi pare”, Sky e Mediaset hanno creato uno specchietto per le allodole anche per lo spettatore più smaliziato. Perché? La ragione risiede nel promettere una disponibilità di titoli “zoppi” o di scarsa qualità.

Utilizzando Sky Go o il recente Sky Online, i serie-TV-addicted si saranno accorti che il catalogo delle serie disponibili non è completo. Per un novizio che intende iniziare a seguire una serie l’offerta non parte dal “via”. Se non hai fatto in tempo, le prime puntate vengono subito cancellate, ad esempio Agent of Shield rende l’idea della beffa che i broadcaster stanno riservando all’utenza. Se si accede al carnet Sky Go oggi, la serie è visionabile a partire dal terzo episodio. Ed i primi due? Come si fa a seguire un prodotto seriale non partendo dall’inizio? Si affitta un DVD? Una beffa con i fiocchi per l’abbonato che paga non meno di 29 euro al mese per una TV “speciale”, che di speciale ha solo il retrogusto amaro.

Nessuna differenza se si guarda alla concorrenza. Se Murdoch da un lato fa sconti alla sua videoteca, Mediaset con l’offerta Infinity lanciata lo scorso dicembre per smart TV, computer, smartphone e tablet offre sì cinquemila titoli e una serie di contenuti “Premium” extra canone disponibili per 48 ore, ma parliamo di titoli di qualità? Storcono il naso gli intenditori, consapevoli che l’offerta è più rivolta allo spettatore profano che sulla massificazione dei programmi TV e la mediocrità del prodotto Cinema non batte ciglio e non a chi dalla TV si aspetta qualità, esclusività, intrattenimento. Contenuti datati (antecedenti al 2007), qualità SD invece del dichiarato HD, serie Tv assenti: questi gli evidenti nei di un servizio che risente delle limitazioni al sistema di licenze italiano per i contenuti subscription. Delusione assicurata.

Streaming on demand per tutti“: questo il claim che ha messo in funzione le carte di credito di 50 milioni di famiglie che avranno fino a quattro abbonamenti alla pay tv, secondo le stime del recente rapporto di settore firmato Deloitte. Per il 2014 gli analisti stimano un volume di affari mondiale con più di 5 miliardi di dollari di ricavi per gli operatori.
Cita ancora il rapporto Deloitte: “Gli utenti continueranno ad abbonarsi ai servizi via cavo o satellitari ma l’offerta on demand sarà accessibile con una spesa media mensile non superiore ai 10 dollari. Un consistente risparmio per il budget familiare, dal quale verrà sottratta la voce ‘noleggio film o acquisto dvd’“.

Stime confortanti per Murdoch & company. Il primo festeggiava all’inizio del 2014 il milione di clienti e il tetto dei 60 milioni di film scaricati. Con Sky Go, relativamente alla domanda su mobile, l’operatore brindava ai due milioni di account. Ora attivo anche con Sky Online, il broadcaster ha inteso aprire per i non abbonati una finestra ibrida, connubio tra l’attuale programmazione Sky e una videoteca con un carnet titoli ristretto (2500). Con la formula dei pacchetti mensili venduti a un prezzo inferiore rispetto all’abbonamento standard, Murdoch si prepara allo scossone Netflix.

Il colosso dell’on demand made in USA aveva annunciato il lancio in Italia per il 2014, ma Hollywood Reporter lascia trapelare indiscrezioni circa uno slittamento al 2015 per via di un ritardo nelle infrastrutture tecnologiche del nostro Paese. Banda larga a singhiozzo e apparecchiature televisive non sempre di ultima generazione, infatti, non sarebbero in grado di supportare il servizio. Dopo l’ingresso del provider americano in Gran Bretagna, Svezia, Danimarca, Norvegia e Olanda, Netflix ha confermato il lancio in Francia e Germania per quest’anno. L’Italia resta nelle retrovie e deve accontentarsi dell’offerta tricolore o seguire alcuni trucchi che corrono in rete, ma – è bene saperlo – provati e fallimentari.

Sky e Mediaset respirano ancora, considerato che il competitor pronto ad azzannare il mercato italiano vanta 40 milioni di utenti e oltre 5 miliardi di ore di contenuti streaming. Facendo del catalogo di oltre 76 mila generi cinematografici diversi il fiore all’occhiello della sua offerta – c’è chi scrive che il provider abbia “de-costruito Hollywood” – Netflix ammalia ma illude. La verità? Nemmeno Netflix è in grado di apportare qualità e valore aggiunto al mercato della Tv on demand e molte delle tanto pubblicizzate categorie del carnet d’offerta sono vuote, create nell’attesa di riempirle con contenuti futuri: un soufflé sgonfio insomma. Affetto dalle stesse patologie italiane – scarsi e datati contenuti – Netflix non farà la differenza e l’on demand continuerà a generare smorfie.

Alla luce della fotografia fatta, dove risiede la soluzione? Smettere di pagare a vuoto, spegnere la TV e aprire un buon libro. Quest’ultimo non tradisce mai le aspettative.