È abbastanza raro imbattersi in un libro e nella relativa trasposizione cinematografica entrambi realizzati dallo stesso autore: nel caso di Ivan Cotroneo, napoletano della classe 1968, questa sta diventando una piacevole abitudine, dal momento che dopo La kryptonite nella borsa (2011), arriva ora nelle sale Un bacio, lungometraggio tratto dal suo omonimo romanzo edito da Bompiani nel 2010. Il risultato, come nel caso precedente, è decisamente apprezzabile, perché Cotroneo riesce a restituire sullo schermo le atmosfere agrodolci dell’opera letteraria (prevedibile, trattandosi di farina del suo sacco) inserendo al tempo stesso alcune variazioni rispetto al cartaceo che rendono il prodotto maggiormente fruibile al cinema.

La storia è ambientata in una tranquilla città del nord-est e vede come centro del palco la scuola superiore Isaac Newton di Udine. È qui che conosciamo i tre protagonisti della vicenda: Blu (Valentina Romani), affascinante e spregiudicata, è considerata la easy girl della città, con tanto di becere scritte sui muri; Lorenzo (Rimau Grillo Ritzberger) è un ragazzo orfano, omosessuale dichiarato, che vive rassicurato dall’amore dei nuovo genitori, i quali fanno di tutto perché il figlio adottato venga accettato dalla comunità esattamente per ciò che è, senza censure e compromessi; poi c’è Antonio (Leonardo Pazzagli), di cui Lorenzo è segretamente innamorato, e che è considerato dai coetanei come lo scemo del villaggio, a causa del suo carattere estremamente chiuso, dovuto anche al trauma subito per la morte del fratello maggiore. Quando i tre esclusi della scuola si uniranno, contro il bullismo e la chiusura mentale di compagni e alcuni insegnanti, daranno il via a una girandola di situazioni che spaziano dal comico al tragico.

Così come va, piacevolmente, dal comedy al drama l’intera opera di Cotroneo, perennemente sospesa tra la leggerezza con cui si scorrono le immagini – illuminate dalla fotografia di Luca Bigazzi e accompagnate da una colonna sonora giovanilisticamente indie – e la brutalità che solo un animo giovane e incosciente può esprimere. Parlare della bella stagione della vita, la giovinezza, è ormai un vero e proprio boomerang ma l’autore partenopeo dimostra di maneggiare l’arma con perizia e la giusta sensibilità, senza risparmiare né punte di infinita tenerezza né devastanti pugni nello stomaco. Un bacio si fa apprezzare poi anche per la forma, che più che il triangolo, amoroso o meno, di Truffaut di Bande à part (e poi ripreso da Bertolucci in The dreamers), fa sua la lezione di un certo tipo di cinema indipendente statunitense ed europeo sempre più maturo e responsabilizzato nel parlare ai (e soprattutto dei) giovani: a tal proposito inevitabile registrare le affinità, tecniche e narrative, con l’altrettanto positivo Me & Earl & the Dying Girl, giunto in Italia alla fine del 2015 col titolo Quel fantastico peggior anno della mia vita. Torna però soprattutto alla mente, specie per le atmosfere e la caratterizzazione dei personaggi, Noi siamo infinito di Stephen Chbosky (anche lui, autore del romanzo e regista del film), ciononostante il film di Cotroneo brilla di luce propria.

Eccellenti e sorprendenti poi i tre giovanissimi interpreti: Valentina Romani sembra già una piccola Matilde Gioli, Rimau Grillo Ritzberger conquista per la fisionomia da anima innamorata della vita, ma la vera sorpresa è Leonardo Pazzagli, capace di non farsi schiacciare da un personaggio piuttosto complicato, infondendo al suo Antonio un misto di fisicità e intensità davvero di impatto. Con la scelta dei tre protagonisti, Cotroneo ha compiuto già metà dell’opera: l’altra è un film decisamente da vedere.

[Photo Credits: Luca Bigazzi]