Giuseppe aveva gli occhi tristi. Vittoria ha gli occhi che sprizzano gioia”. L’essenza di un cammino sofferto verso la completa realizzazione della propria identità. Oggi Vittoria Schisano, attrice napoletana nata  Giuseppe Schisano, è felice, innamorata del broker Fabrizio Vannucci e in cerca della gratificazione professionale nel mondo dello spettacolo in cui ha fatto ingresso in punta di piedi, scomoda nelle scarpe di Giuseppe che oggi ha lasciato per camminare fiera sul suo tacco 12.

La sua battaglia per l’uguaglianza dei diritti civili e contro i preconcetti la conduce da anni e il salotto di Barbara D’Urso ora a Pomeriggio Cinque ora a Domenica Live ne ha spesso accolto sfoghi e messaggi di fiducia e speranza, sotto le luci dei riflettori Mediaset così come sotto la pioggia di attacchi di stampa, colleghi e opinione pubblica che talvolta hanno reso tortuoso il suo percorso artistico e civile.  “Non rispondo a polemiche. Preferisco rispondere a messaggi di sostegno e affetto, a volte con una frase a volte con un emoticon. Per queste trovo sempre il tempo e si sorprendono per questo. Le polemiche mi scivolano addosso” – dichiara Vittoria, abituata alle ostilità sin dall’adolescenza – “Giuseppe da adolescente veniva preso in giro a scuola dagli stessi compagni di classe che oggi sono i corteggiatori di Vittoria. Non mi sorprendo più di nulla. Non davo spiegazione allora, figuriamoci oggi”, racconta in intervista ai nostri microfoni lasciandosi andare ad una chiacchierata amichevole.

Calcato il red carpet dello scorso Film Festival di Roma e presente nelle occasioni mondane della Roma capitolina, Vittoria oggi si proietta verso una nuova realizzazione professionale nel mondo dello spettacolo, non senza rifiuti e cliché da combattere. “Ci sono persone che vedranno una bellissima donna, altri che vedranno una donna che prima era uomo, altri che vedranno sempre e comunque una transessuale. Il mio percorso è particolare perché pur avendo attraversato una transizione non mi sono mai sentita una transessuale. E per questo sono criticata dalla comunità dei trans stessi. Non significa che io prenda le distanze, ma essere coerente con il fatto che io mi senta da sempre donna. Non mi sento migliore di altri e non penso che transessuali ed etero siano in caselle differenti, classificandosi in serie A e serie B. Non faccio distinzione perché per me l’unica differenza la fa il cuore”, ha dichiarato Vittoria in intervista con la determinazione e la sensibilità che le fanno brillare gli occhi, in barba alle meschinità.

Credits: Federico Chiesa
Credits: Federico Chiesa

Sei stata e sei spesso ospite di Barbara D’Urso. Si potrebbe ritenere forse ormai un’amica per te. Ritieni sia più utile a te essere nel suo salotto per dare eco alla tua storia o è più utile a lei la tua presenza in studio per fare ascolti?

Barbara mi chiama perché ho qualcosa da dirle e qualcosa che il pubblico ha da ascoltare. Il pubblico ha interesse per la mia storia, ha affetto per me, batte le mani e ascolta. Se ho scelto il suo salotto invece che altri è per la stima che nutro per Barbara, sia come donna che come professionista. So il sentimento e la passione con cui Barbara porta avanti tante battaglie e soprattutto quella dei diritti civili e dell’uguaglianza. Io e lei abbiamo un pensiero comune, ovvero che non ci sia differenza di colore, di fascia politica o conto in banca. Solo il cuore fa la differenza. Non ci sono ricchi o poveri, omosessuali o eterosessuali, persone di destra o di sinistra. Esistono solo belle persone o cattive persone. Purtroppo l’ignoranza o la cattiveria o l’invidia sono trasversali e purtroppo non risparmiano nessuno.

Nel marzo 2014 l’intervento di vaginoplastica che ha cambiato la tua vita, da Giuseppe a Vittoria. Cosa è stato più difficile, la ripresa fisica o psicologica?

L’intervento non è una passeggiata. Mi sono lasciata tutto alle spalle. E’ stato il dolore più bello della mia vita. Rifarei tutto di nuovo ma ormai la mia vita è andata oltre. Ne parlo tanto perché per educazione se interpellata rispondo e ne parlo, anche se qualcuno mi critica per questo pensando che io lo faccia per avere visibilità. Poi il mio lavoro, in quanto personaggio pubblico, è andare in televisione, rilasciare interviste, quindi è normale esca l’argomento. In quanto personaggio pubblico ho anche un dovere sociale verso chi mi ascolta di sensibilizzare l’opinione pubblica dando i giusti messaggi e farlo per la prima volta forse con sobrietà ed eleganza. Forse è per questo che il messaggio oggi arriva alla vecchietta del Paese di provincia così come alla ragazza che mi scrive ‘da grande voglio essere come te’ o alla persona che si trova nella mia situazione e mi dice ‘grazie a te oggi non vengo più visto/a come un mostro’. In un momento sociale come quello che stiamo vivendo, portare il messaggio che i sogni si possono realizzare e occorre trovare la forza di rimboccarsi le maniche e lottare per raggiungerli è un messaggio che ritengo giusto portare.
Io non ho natali nobili. Vengo da una famiglia modesta, padre operaio e madre sarta. Loro mi hanno dato molto amore e mi hanno insegnato ad essere una persona onesta e a non indossare mai una maschera. Ecco perché io oggi non mi nascondo dietro un dito e mi impegno per portare un messaggio di volontà e speranza.

Non sempre i tuoi colleghi del mondo dello spettacolo hanno avuto belle parole nei tuoi confronti, per esempio Giovanni Scifoni – neo commissario in Squadra Antimafia su Canale 5 – che ha messo in dubbio le tue doti attoriali. Perché questa acredine da parte sua?

Conosco Giovanni e credo sia stato vittima dell’intervista in cui ha rilasciato questa dichiarazione. Ha poca malizia dal punto di vista giornalistico, a volte è quasi un bambino poco cresciuto. Credo sia stato imboccato dal giornalista. Non credo volesse ferirmi. Ovvio che mi hanno turbato le sue parole e si è visto il tono con cui ho risposto. Ha provato a chiedermi scusa, ma io sono stata molto fuori e non c’è stato modo di chiarirsi. Credo comunque nell’ingenuità di Giovanni e non nella cattiveria.

Tralasciando lo scivolone di Scifoni, dopo il cambio di sesso hai ricevuto ostilità nello show-biz e, se sì, più dalle donne o dagli uomini?

Quasi per nulla. Le persone hanno apprezzato il mio coraggio e poi la bellezza è sempre un bel biglietto da visita, mi aiuta. Non posso dire di aver avuto un riscontro negativo, anzi. Prima Giuseppe Schisano doveva entrare in un ruolo maschile forzatamente. Oggi mi si chiede di interpretare un ruolo femminile, quindi faccio metà dello sforzo, ho un talento più libero e mi sento molto realizzata anche professionalmente. Un po’ di acredine forse c’è da un certo tipo di donne, dalle donnine. L’ammirazione che invece ricevo da altre donne – nate biologicamente donne e anche bellissime – che mi dicono ‘voglio essere come te’ mi gratifica. Vincere sugli uomini quando si è una bella donna è facile. Invece sentire che altre donne vogliono somigliarti per me è un onore e una grande responsabilità. Una donna napoletana mi ha scritto tempo fa su FB ‘grazie perché quando vedo le tue foto sorridenti e piene di gioia mi aiuta ad andare avanti’. Questa donna ha un rapporto complesso con un marito che la picchia e leggere che io riesco a darle – a lei come ad altre – forza mi riempie di responsabilità ma anche di orgoglio, oltre ad imbarazzarmi. Dall’altra parte ci sono donnine ed è a queste che appartiene l’invidia. Non alle donne vere.

Credits: Getty Images
Credits: Getty Images

Come vorresti che si evolvesse la tua carriera nel mondo dello spettacolo adesso e in che direzione vorresti che andasse, verso il Cinema o la TV?

Come attrice oggi mi trovo in una fase strana. Ho perso due provini per due ruoli da transessuale perché mi hanno ritenuto troppo femminile e quindi poco credibile. Questo perché sono ancora legati ad un cliché. Il tempo del ‘vizietto’ è passato da decenni e dovrebbero rendersene tutti conto. Altri invece non hanno il coraggio di farmi interpretare ruoli da donna. Nel fare cast per ruoli da donna ideologica – da madre, da suora, da moglie ecc – non scelgono me. È un momento particolare, quindi, da questo punto di vista.
Ricordiamoci il film di Guido Lombardi – Take Five – dove io feci il provino insieme ad altre colleghe biologiche. Lui cercava una donna di camorra e scelse me con il muso storto delle altre colleghe. Fino a quando interpreti la bella di turno di cui si innamora il protagonista va tutto bene, quando invece ricopri un ruolo che poteva essere loro non va più bene. E’ sempre una questione di eleganza e di differenza tra donne e donnine, come dicevo prima.
In questo momento la TV mi intriga molto. Mi sento più libera in TV perché interpreto me stessa. Vorrei condurre un programma tutto mio. Mi divido tra televisione, cinema e moda. Faccio anche quello che mi si chiede di fare. Altri ruoli li ho rifiutati, soprattutto quando mi si chiede di interpretare ruoli di cliché.

C’è un regista in particolare con cui vorresti lavorare?

Sergio Castellitto.

Se ti proponessero un reality lo faresti?

Non mi è stato proposto e quindi non ci ho mai pensato. Se me lo proponessero, lo valuterei.

Da poco è stato nelle sale il film The Danish Girl ispirato alla storia del primo transessuale della storia del mondo occidentale. Se ne parla tanto adesso del mondo transgender anche al cinema. Sta cambiando la sensibilità della società in merito? Te ne accorgi anche su di te?

Sta cambiando e soprattutto se ne sta parlando. Il nostro Paese è più avanti di quanto si creda. Certo, c’è anche un circo attorno a questo mondo, che vedo anche io. Prima la transessuale era un fenomeno circense, che aveva un certo aspetto e conduceva un certo stile di vita. Poi ti rendi conto che non è realmente così. Anche io all’inizio ho avuto difficoltà ad accettare questa realtà anche per me stessa perché bombardata da messaggi distorti. Non voglio apparire ‘Il Libro Cuore’, ma nella vita ci vorrebbe più amore verso il prossimo. L’essere risolti – come oggi io sono – aiuta a non provare invidia o rancore verso gli altri e aiuta gli altri a rapportarsi bene con te. L’esperienza, la cultura, l’educazione familiare e l’età anagrafica aiutano a non sbagliare.

Hai pensato a un tuo impegno anche nel sociale, per azioni di sensibilizzazione dell’opinione pubblica?

Sì. Richieste me ne arrivano dalle persone, non dalle istituzioni. Sento di avere una responsabilità civica e sociale. Nel privato ovviamente puoi scegliere di fare cose poco esemplari, ma se vai in video – come me – sai che devi essere due volte attenta ed elegante perché qualcuno può prenderti a modello. Io sto molto attenta al messaggio che do.

Credits: Per gentile concessione Ufficio Stampa Manzo Piccirillo
Credits: Per gentile concessione Ufficio Stampa Manzo Piccirillo

Vladimir Luxuria non ha avuto il tuo stesso coraggio e non ha completato la sua transizione da uomo a donna. Vi siete mai confrontati su questo? Pensi si stia perdendo qualcosa?

Non ci siamo mai confrontate. Ho molta stima di Vladimir, ma non penso che sia un intervento a renderci migliori o peggiori, né che sia un bisturi a rendere donna. Io oggi con il mio intervento ho portato equilibrio lì dove non ne avevo. Non è che in quanto donna biologica sei uguale a tutte le donne biologiche, così come non è perché io ho fatto un certo percorso sono uguale a tutti coloro che hanno fatto lo stesso mio percorso. Siamo tutti singoli individui e i percorsi sono molto personali. Non credo che il completamento di un percorso ci renda migliori o peggiori. E’ molto soggettivo e tale deve rimanere.

Prima di lasciarci, dove ti vedremo prossimamente, c’è un progetto in particolare in lavorazione?

Non posso anticipare nulla. Sto valutando dei progetti. Ci sono dei provini che non sono andati bene e che mi hanno stupita.

Grazie a Vittoria Schisano da Il giornale digitale.