C’è una svolta clamorosa nelle indagini riguardanti il decesso di Marco Pantani, avvenuto il 14 febbraio 2004. La Procura di Rimini ha riaperto il caso parlando per la prima volta di omicidio e non più di suicidio involontario causato da overdose di cocaina come emerso nelle ore successive al ritrovamento del corpo del Pirata.

La forza di mamma Tonina e papà Paolo
, sostenuta dalla tenacia dell’avvocato De Rensis che ha esaminato ogni buco nero presente nell’indagine precedente, ha fatto sì che fosse aperto un nuovo scenario molto interessante quanto deprimente riguardo il caso. Secondo altre ricostruzioni infatti, il Pirata sarebbe stato aggredito da due uomini nella sua stanza d’albergo dove risiedeva da cinque giorni, poi costretto a bere mezza bottiglia d’acqua mescolata con cocaina. Inevitabile l’overdose e quindi successivamente la morte camuffata da suicidio.

Tutto quindi ricomincia da zero: il fascicolo sulla nuova indagine è stato affidato alla giovanissima Elisa Milocco, pm di Rimini da poco più di cinque mesi. Toccherà a lei cercare di scoprire la verità sul caso Pantani. Già, la verità. Un elemento che non spetta solo agli instancabili genitori di Marco, che hanno ricevuto negli ultimi anni più rifiuti che abbracci, ma anche agli innumerevoli tifosi che hanno seguito il Pirata nelle sue corse sino alle vette più alte, che fossero Alpi o Pirenei. Coloro che hanno gioito per la sua magnifica doppietta Giro-Tour del 1998 e coloro che hanno pianto quel maledetto giorno dopo la clamorosa squalifica dal Giro 1999, avvenuta a Madonna di Campiglio quando il romagnolo si accingeva ormai a stravincere la rassegna per il secondo anno consecutivo.

Ma soprattutto quella verità la meriti tu, caro Marco. Da dieci lunghi anni non ci sei più e non puoi difenderti dai continui attacchi che ancora oggi arrivano da diversi fronti: ti sbeffeggiavano senza pietà non pensando a quanto tu fossi fragile d’animo e per niente tutelato. Hai cercato di resistere ma improvvisamente tutto è diventato più grande di te. Nessuno ti ha capito o forse nessuno ti ha voluto comprendere ed eccoci qui dopo dieci anni a chiederci: qual è la verità sulla tua morte?