Una parabola discendente che ha inizio da una data ben precisa. Il 24 giugno 2014 l’Italia abbandona il Brasile e il Mondiale prematuramente, condannata da un goal di Godin che qualifica l’Uruguay. Super Mario piange in panchina, lui doveva essere il trascinatore della Nazionale nella spedizione sudamericana, si rivelò invece soltanto l’uomo, o il ragazzo che dir si voglia, su cui scaricare tutte le colpe del fallimento targato Prandelli. Lacrime che quasi presagivano che le cose di lì in avanti non sarebbero andate benissimo. La stampa, i tifosi, sembravano avercela tutti con lui. Eppure Mario, 24 anni, si giocava solamente il suo primo Mondiale, ma era chiamato a dare tutto, era lui l’uomo della speranza, l’arma in più di questa Italia. Un anno e qualche giorno è passato da quei momenti, da quelle immagini riprese in diretta nazionale, che tutti hanno voluto subito dimenticare. Tornare in Italia non era possibile, e quindi Mario ha deciso di cambiar vita, di fuggire di nuovo dal suo paese e dal Milan, verso l’Inghilterra, verso Liverpool. In fondo nel Regno Unito, il “bad boy” era cresciuto tantissimo, l’avventura al Manchester City con il maestro Mancini, non era poi così da buttare.

Balotelli è uno di quei calciatori a cui la vita e lo sport, avevano chiesto di crescere troppo in fretta. Per forze di cose doveva farlo. Era sbocciato in mezzo a campioni come Ibrahimovic, Eto’o, Snejider, e il suo futuro sembrava roseo. C’era una cosa che nessuno aveva considerato, Mario all’epoca aveva solo 17 anni. Ma in un’Italia che da troppo tempo non vedeva più un Totti, un Del Piero, un Paolo Rossi, un Rivera o un Riva, Balotelli era il nuovo che arrivava, era il ragazzo di colore, italiano, che avrebbe potuto sovvertire le cose, far grandi di nuovo gli azzurri e fare la fortuna dei suoi club. Così non fu, oggi Mario a Liverpool è solo un peso di troppo. Con Rodgers l’amore non è mai sbocciato, e nemmeno Anfield Road è riuscito a far diventare grande Mario. Un goal in campionato, uno in Champions League, uno in Europa League, uno nella Coppa Nazionale. Quattro goal in 28 presenze sono davvero poca cosa, per ripagare chi, ti aveva dato un’altra possibilità, forse l’ultima, sborsando la bellezza di 16 milioni di sterline, l’equivalente di 20 milioni di euro.

Ad oggi Balotelli è di nuovo sul mercato, ma questa volta sembra non volerlo nessuno. L’unica offerta sembra arrivare dalla Turchia, dal Trazbonspor. Il problema riguarda la cifra dell’investimento. Il Liverpool non sembra disposto ad accettare cifre inferiori alle 16 milioni di sterline spese lo scorso anno, ma il costo del suo cartellino di certo non è più quello di qualche anno fa. L’ultima stagione è stata probabilmente la più deludente della sua carriera, e a 25 anni ormai, non è più il giovanissimo ragazzo di belle speranze, che tutti attendevano potesse sbocciare da un momento all’altro. Mario sembra aver perso anche l’ultimo treno. Conte lo ha convocato solamente una volta, salvo poi rispedirlo a casa dopo pochi giorni. Nessuno è riuscito a cambiarlo, figuriamoci se in soli quattro giorni avrebbe potuto farlo Conte.

Una prima parte di carriera che un po’ ricorda quella di un suo grande amico, uno che gli assomiglia molto, soprattutto caratterialmente: Antonio Cassano. Anche lui sprecò le occasioni che gli si presentarono davanti, anche lui per il Real Madrid divenne solo un peso. Cassano però ha saputo ricominciare dal basso, è arrivato in quel momento della sua carriera in cui ha deciso di rimettersi in gioco, di dimezzarsi lo stipendio e di avere un pizzico di umiltà in più. Ricominciò da Genova, dalla Sampdoria e dall’amore di un popolo che è fondamentale nella carriera di un calciatore. La stessa strada che Mario oggi dovrebbe percorrere per ricominciare, perché in fondo, forse, quello che è mancato a Balotelli fin dall’inizio è proprio questo. L’amore di un popolo, e l’umiltà di chi lo deve guidare. Il primo passo però, è quello di scrollarsi quella pesante etichetta di dosso da Bad Boy, diventare uno come tutti gli altri, uno che la gavetta deve ancora farla. Poi starà a lui dimostrare di non essere uno qualsiasi, ma questa volta si spera che lo faccia con il pallone tra i piedi.