Di personaggi in grado di caratterizzare un’epoca, in questo frangente di mutazioni radicali, oggidì ne nascono davvero pochi. Uno di questi però sembra avere chiaramente un nome e un cognome: Xavier Dolan. Non ha ancora compiuto 28 anni ma ha dimostrato coi fatti, da professionista più che da personaggio, cosa è in grado di fare con una macchina da presa tra le mani. La platea di Cannes 2016 lo ha lodato e premiato, col Gran Prix della Giuria, per la sua ultima fatica, È solo la fine del mondo (Juste la fin du monde), che il 15 dicembre uscirà anche in Italia. Xavier da Montréal non si scopre tuttavia ora: la platea che comunemente frequenta le salette d’essai lo ha scoperto appena ventenne, nel 2009, con il suo debutto da regista, J’ai tué ma mère, opera senz’altro acerba ma che mostra innegabilmente le potenzialità dell’enfant prodige canadese, tra l’altro protagonista del film.

Nell’esordio di Dolan ci sono anche due attrici sue connazionali, Anne Dorval e Suzanne Clément: Dolan le vorrà nel 2014 come protagoniste per quello che, se non è il suo capolavoro, è momentaneamente l’opera più emblematica della sua poetica. Grazie a Mommy, uno straordinario, a volte debordante, certamente potentissimo dramma, Xavier fa capire a tutti, sostenitori ma soprattutto detrattori, quello che può rappresentare per la settima arte. Mommy a Cannes ha vinto il Premio della giuria, ma ha soprattutto rivelato alla platea un’incontrovertibile realtà: ammesso che sia già stato detto tutto su tutto, esiste ancora qualcuno in grado di dir qualcosa in maniera diversa. Una colonna sonora audace applicata a una sceneggiatura verbosa ma efficace e soprattutto a una tecnica coraggiosa e a tratti tracotante, simboleggiata dalla sequenza in cui Steve, il magnifico protagonista, allarga lo schermo con le braccia passando dal formato 4:3 a quello 16:9.

Due anni prima di Mommy, Dolan ci regalava Laurence Anyways, titolo accompagnato in Italia dall’agghiacciante continuazione (‘e il desiderio di essere una donna…’). L’ennesimo pastrocchio della distribuzione italiana coi titoli non intacca minimamente il valore di un’opera di incredibile profondità e finezza, in cui il ventitreenne Dolan si rivela fuori dall’ordinario non solo come autore ma anche come regista tout court, strepitoso nel dirigere i suoi interpreti.

Certamente aiutato dal contesto in cui è nato e cresciuto, sin dall’inizio della propria carriera Xavier Dolan si è dichiarato apertamente omosessuale, un aspetto della propria persona espresso in varie opere, dal già citato esordio allo stesso Laurence Anyways, fino a Les Amours imaginaires e Tom à la ferme. Già autore di sei, bellissimi, film a soli ventisette anni, Xavier Dolan rappresenta la perla (non più speranza, dunque) più luminosa della sua generazione, che comprende anche il talentuoso Damien Chazelle, già apprezzato per Whiplash e attesissimo con La La Land. la sensazione però è che nel caso di Dolan il meglio debba ancora venire: e noi ce lo godremo tutto.

[Photo Credits: Pascal Le Segretain/Getty Images]