Tempi veloci, quelli cui siamo oramai abituati. Una velocità che diventa frenesia, voglia di fare tutto e subito, nella nostra società che troppo spesso equipara la rapidità all’efficienza. Un’equazione che non è sempre vera, come testimonia il movimento che da anni porta avanti il valore della lentezza, declinata in molte forme. Riscoprire ritmi slow, darsi il giusto tempo per riflettere, meditare, agire.
Parte da qui l’associazione Cittaslow, una vera e propria comunità che cerca di contrastare i ritmi frenetici, proponendo un modo diverso di vivere.
Il movimento Cittaslow trae ispirazione dall’approccio dello slow food, che promuove la storia e le tradizioni enogastronomiche locali. Era il 1989, infatti, quando a Parigi i delegati di quindici paesi decisero di sottoscrivere un documento che individuava nella vita veloce un pericolo per le abitudini alimentari in primis. Fast food, per l’appunto, il luogo che comprimeva tempi e modi per gustare il cibo. Dopo dieci anni, è stata la volta delle città che hanno creato una rete internazionale per condividere la filosofia della lentezza.
E così, nel 1999 grazie all’intuizione di Paolo Saturnini, in quel periodo Sindaco di Greve in Chianti, e al confronto con altri primi cittadini l’idea venne accolta positivamente da Carlo Petrini, Presidente di Slow Food.
Dal cibo alle città, l’obiettivo era quello di ampliare i principi del vivere bene nella quotidianeità. Anno dopo anno, la rete si è allargata velocemente e il network è attualmente composto da 195 città presenti in 30 paesi del mondo. In Italia sono 80 le comunità cittadine che aderiscono al movimento slow.

Amalfi, Campania          Credit Photo: Jess Jones
Amalfi, Campania Credit Photo: Jess Jones

Borghi, tesori medioevali, comuni che possiedono gioielli senza tempo: da Amalfi a Città della Pieve, da Penne a Morimondo, il Belpaese dimostra che la lentezza è un valore da custodire. D’altronde dopo aver trascorso qualche giorno in uno dei presidi slow d’Italia ci si renderà conto che per rigenerarsi basta poco; basta, in fondo, tornare ad apprezzare le cose semplici che nelle grandi metropoli spesso si disperdono.

Morimondo, Lombardia Fonte Photo: wheremilan.com
Morimondo, Lombardia Fonte Photo: wheremilan.com

Ma come si diventa una Città slow? Per accedere una comunità non deve superare 50mila abitanti, non essere capoluogo di provincia e ovviamente deve rispettare i principi slow, contenuti nel manifesto. La lentezza cittadina si declina in soluzioni, servizi e quindi politiche pubbliche, che consentano ai cittadini di poter godere dello spazio urbano.
Politiche energetiche e ambientali, infrastrutture, qualità urbana, politiche agricole, turistiche, artigianali e ancora politiche per l’ospitalità, consapevolezza e formazione, coesione sociale e partenariati: sono questi i campi dove si gioca la partita dell’approccio slow. Ben vengano, quindi, iniziative volte a favorire la mobilità sostenibile, promuovere le tradizioni locali, incentivare forme diverse di turismo, come quella dell’albergo diffuso. Il buon vivere è così nel giusto equilibrio tra moderno e antico, senza necessariamente escludere uno dei due punti vista.
Attenzione però a non adagiarsi una volta acquisito il titolo: ogni tre anni, infatti, c’è un controllo e se non sono rispettati i principi della lentezza, si rischia la fuoriuscita dalla rete.
Il consiglio è di non farsi prendere dalla smania della velocità, non ascoltare chi crede che essere lenti significhi arrivare in ritardo. In fondo, ci sono momenti per i quali il tempo dovrebbe fermarsi.

[Fonte Cover: wolftour]