Sarà per la crisi creativa o perché in fondo non c’è niente che Hollywood ami di più che seguire una tendenza redditizia, ma nell’ultimo anno sembra che lo strapotere di supereroi, zombie e vampiri si sia arreso di fronte alla rimonta di quelle storie che arrivano direttamente dalle pagine della Bibbia. Noah di Darren Aronofsky, con Russel Crowe nei panni del patriarca biblico Noè, e Exodus: Dei e Re, kolossal ispirato al Libro dell’Esodo (in uscita il 15 gennaio), diretto da Ridley Scott con l’ex Batman Christian Bale che interpreta Mosè, sono solo due gocce di quella ondata di film biblici che invaderà il grande schermo nei prossimi mesi. Dalla lotta fratricida tra Caino e Abele, prodotta da Will Smith, a un altro progetto su Mosè targato Warner Bros e diretto da Ang Lee, fino al remake di Ben-Hur, interamente girato a Matera. E se con l’abbandono di Brad Pitt sembra arenato il progetto di portare sul grande schermo la figura di Ponzio Pilato, in primavera vedremo Mary, film biografico su Maria, la madre di Cristo. Allettati da una fonte di ispirazione popolare e da storie epiche che si prestano così bene ai più moderni e spettacolari effetti speciali, Studios e registi stanno dunque riscoprendo il fascino millenario delle Sacre Scritture, come non accadeva dagli anni ’50. Da quell’età del loro del cinema a stelle e strisce, pullulante di rappresentazioni bibliche.

Si può dire, infatti, che il genere biblico-cristologico è vecchio quasi quanto la stessa industria del cinema. Tra gli anni ’20 e ’60 si registra l’apice di quel filone che ha prodotto film rimasti nella storia della settima arte. Si pensi, ad esempio, ai lavori di Cecil B. De Mille, Il Re dei Re (1927) oppure a I dieci comandamenti, nelle due versioni del 1923 e del 1956, l’ultima interpretata da Charlton Heston, protagonista anche del cult da Oscar Ben Hur (1959) di William Wyler; e poi ancora La tunica (1953), Quo vadis? (1951), Barabba (1961) e La Bibbia (1966) di John Ford. Il leitmotiv di tutte queste pellicole è solo la spettacolarizzazione della tematica religiosa, affrontata soprattutto in chiave kolossal, puntando su imponenti scenografie e ingenti budget, e lontana da qualsivoglia approfondita riflessione.

Charlton Heston nel film di Cecil D. DeMille "I Dieci Comandamenti"(1956) / Credit: Paramount Pictures
Charlton Heston nel film di Cecil D. DeMille “I Dieci Comandamenti”(1956) – Credit: Paramount Pictures

Dopo la battuta di arresto degli anni ’60, in concomitanza con la crisi degli Studios e il clamoroso flop di La più grande storia mai raccontata di George Stevens, il cinema si è tenuto ben lontano dai temi religiosi. E in quei pochi casi in cui li ha affrontati, ha preferito farlo al di fuori dei rigidi confini del genere biblico classico, muovendosi lungo un percorso tematico-stilistico più interessato a sperimentare visioni più “scomode” e disturbanti della storia sacra e della figura di Gesù. Non possiamo non ricordare film come L’ultima tentazione di Cristo (1988) di Martin Scorsese, criticato e accusato di blasfemia dai fondamentalisti cristiani. Poi ancora nulla fino a La passione di Cristo (2004) di Mel Gibson, anch’esso al centro di controversie per il suo presunto antisemitismo.

Willem Dafoe nel film di Marton Scorsese "L'ultima tentazione di Cristo" (1988) / Credit: Universal Pictures
Willem Dafoe nel film di Marton Scorsese “L’ultima tentazione di Cristo” (1988) – Credit: Universal Pictures

Il rinnovato interesse di Hollywood per le storie a sfondo biblico e religioso, dopo anni di silenzio, non ha certo origini “spirituali”, quanto piuttosto economiche. I dirigenti delle grandi major sono sempre più disposti alle trasposizioni di fonti letterarie con un pubblico già ben consolidato, qualcosa che la Bibbia – il “best-seller” più conosciuto nella storia – certamente possiede. E come i supereroi dei fumetti su cui le aziende cinematografiche hanno fatto affidamento negli ultimi dieci anni, le storie bibliche sono facilmente riconoscibili dal grande pubblico sia americano che internazionale. Ma c’è di più. A differenza dei film basati sui supereroi, o sull’ultima mania letteraria come Cinquanta Sfumature di Grigio, gli Studios non devono pagare milioni di dollari in diritti d’autore e di licenza. Le storie della Bibbia sono libere di essere utilizzate, perché già di dominio pubblico. Un motivo già abbastanza sufficiente per considerare questo genere di film molto redditizi.

Jim Caviezel nel film di Mel Gibson "La Passione di Cristo" (2004) / Credit: Icon Productions
Jim Caviezel nel film di Mel Gibson “La Passione di Cristo” (2004) – Credit: Icon Production

Ad alimentare questa fiducia c’è poi l’enorme successo commerciale di La Passione di Cristo: 600 milioni di dollari su un costo di produzione di 30 milioni. Il film di Gibson resta il punto più alto dell’intrattenimento biblico made in Hollywood. Ma anche altri e più recenti racconti a sfondo religioso hanno dimostrato una buona resa al boxoffice, catturando l’attenzione dell’industria con i loro sorprendenti risultati: Son of God, film ispirato dalla serie di successo The Bible (trasmessa su Rete 4 con ascolti discreti), ), che costato 20 milioni di euro ne ha incassati 26 solo al weekend di debutto, e God’s not Dead, pellicola low budget, bocciata dalla critica e comunque non biblica in senso stretto, seppure con forti tematiche cristiane, che ha sbancato il box office incassando la bellezza di 60 milioni di dollari totali. L’equazione Bibbia-profitti ovviamente non vale per tutti, di sicuro non per Exodus che ha debuttato con un risultato mediocre sul mercato domestico e a nulla potrebbero valere gli incassi all’estero nel ripagare i costi di produzione di 140 milioni di dollari, a cui si aggiungono decine di milioni spese in pubblicità e marketing.

Exodus - Dei e Re / Credit Photo: 20th Century Fox
Exodus – Dei e Re – Credit: 20th Century Fox

Gli incassi non sono l’unico fattore di rischio per chi scommette su questi film, spesso oggetto di dure controversie soprattutto da parte di chi ne pretende l’esatta fedeltà ai testi sacri. Noah, di polemiche, ne ha create moltissime, per la sua visione del patriarca troppo dark e conflittuale, Exodus non è certo stato da meno, con le accuse di presunto razzismo nella scelta del cast e il divieto in alcuni Paesi musulmani. Dopotutto è il lato negativo dell’addentrarsi su un terreno impervio come quello religioso, dove di solito c’è poco consenso. Ma al di là di tutto c’è bisogno di portare al cinema storie vere e pure. Non ce lo chiede certo il dio denaro ma il momento di incertezza in cui viviamo. La crisi economica e sociale, il terrorismo, l’instabilità politica di zone “calde” del mondo, come quella Medio-Orientale ci hanno allontanato dai valori più basilari del Cristianesimo. “Ama il prossimo tu come te stesso”. Ama il tuo nemico come te stesso. È da queste piccole azioni che dobbiamo ripartire. E in questo senso, la Bibbia è una fonte immensa e inesauribile di figure sorprendenti e di storie forti sia emotivamente che eticamente, capaci di ispirare e colpire il cuore anche dei non credenti. È anche per questo che dietro gli effetti speciali da milioni dollari di film come Noah e Exodus c’è un vuoto che andrebbe riempito con onestà intellettuale, che non vuol dire certo fedeltà assoluta al testo, ma al suo messaggio più profondo, quello sì.

[Credit Cover: 20th Century Fox]