Undicesimo round, ultimo atto prima della pausa estiva, e un venerdì che ha rimescolato le gerarchie proprio dove nessuno se lo aspettava. All’Hungaroring la Ferrari ha chiuso la giornata con una doppietta nelle Libere 2, mentre Kimi Antonelli — leader del Mondiale con 45 punti su Lewis Hamilton — è finito tredicesimo, a quasi due secondi dal miglior tempo. Budapest è la pista dove il giro secco pesa più che altrove e dove sorpassare è un’impresa: se la SF-26 conferma domani quello che ha mostrato oggi, la Mercedes rischia di arrivare alla sosta estiva con una domanda molto scomoda sul tavolo.
Il venerdì: Hamilton davanti, Ferrari sola in fuga
Nella prima sessione era stato Charles Leclerc a dettare il passo in 1’19″075, con 484 millesimi su Max Verstappen e 543 sul compagno di squadra, prima di fermare la SF-26 all’ingresso della corsia box per un problema tecnico che ha chiuso in anticipo il suo turno. Nel pomeriggio ha risposto Hamilton: 1’18″729, unico a scendere sotto il muro dell’1’19”, con Leclerc a 148 millesimi. Terzo Lando Norris a 499 millesimi (1’19″228), quarto Verstappen (1’19″421), quinto George Russell (1’19″662).
Una doppietta costruita in condizioni tutt’altro che semplici, fra vento, temperature più basse della media e i nuovi tratti di asfalto in curva 1 e curva 12. «Nel complesso è stata una giornata positiva. Le condizioni erano piuttosto impegnative, con il vento che ha reso le cose un po’ più complicate e una pista piuttosto sconnessa in alcuni tratti», ha spiegato Hamilton. Più cauto Leclerc, che conosce le trappole di questo circuito: «Mi aspetto qualifiche molto combattute. Non credo che il vantaggio visto oggi nei confronti dei nostri avversari sarà tale anche domani, quindi dovremo fare un lavoro perfetto».
Il circuito: quattordici curve e un solo rettilineo vero
L’Hungaroring misura 4,381 chilometri e conta quattordici curve, per una gara di 70 giri e 306,67 chilometri. Non esiste un allungo degno di questo nome a parte il rettilineo dei box, unico punto di sorpasso realistico: tutto il resto è una sequenza continua di cambi di direzione a media e bassa velocità, che chiede carico aerodinamico e trazione più di qualsiasi altra cosa. Il record della pista appartiene ancora a Hamilton, 1’16″627 firmato nel 2020 con la Mercedes. E chi sbaglia la qualifica qui paga carissimo: la perdita al pit stop si aggira sui 20,5 secondi e le statistiche storiche danno la Safety Car al 13%, numeri che raramente regalano il jolly a chi parte indietro.
I precedenti: perché a Budapest la pole non basta
C’è un dato che dovrebbe frenare gli entusiasmi di Maranello: negli ultimi cinque Gran Premi d’Ungheria chi è partito davanti a tutti non ha mai vinto. Nel 2021 la pole di Hamilton si trasformò nel primo successo in carriera di Esteban Ocon; nel 2022 Russell partì davanti e Verstappen vinse risalendo dalla decima casella; nel 2023 ancora pole Hamilton e vittoria Verstappen; nel 2024 pole di Norris e trionfo di Oscar Piastri; l’anno scorso pole proprio di Leclerc e vittoria di Norris. Allargando lo sguardo al 2010, il poleman ha convertito soltanto cinque volte su sedici.
L’uomo dei record da queste parti resta comunque Hamilton, con otto vittorie e nove pole position: nessuno gli si avvicina. La Ferrari, invece, all’Hungaroring non vince dal 2017, quando Sebastian Vettel resistette per tutta la gara con il piantone dello sterzo storto. Nove anni di digiuno che si potrebbero chiudere in un weekend cominciato così.
I favoriti: la Ferrari ha portato l’ala giusta
Il vantaggio di venerdì non è casuale. Per Budapest la Scuderia ha introdotto l’evoluzione ad alto carico dell’ala posteriore soprannominata “Macarena”: tre flap fissi montati sopra il profilo principale, che non interferiscono con gli elementi mobili dell’aerodinamica attiva, e piccole appendici laterali simili a micro-louver già viste in stagione su McLaren, Mercedes, Red Bull e Audi. L’obiettivo è stabilità del retrotreno in accelerazione e trazione nelle curve lente, cioè il pane dell’Hungaroring.
Il passo gara, però, racconta una storia meno netta. Sulla mescola più morbida i tempi puliti di Leclerc oscillavano fra 1’23″708 e 1’24″302, quelli di Antonelli fra 1’23″736 e 1’24″172: sostanziale parità. Sulla media Russell ha infilato quattro giri consecutivi fra 1’24″021 e 1’24″205, mentre Norris è sceso in progressione fino a 1’23″871. Tradotto: sul giro secco la SF-26 ha un margine evidente, sulla distanza no. E su una pista dove il sorpasso è quasi teorico, la domenica si decide sulla gestione delle gomme e sul minuto in cui si chiama il pit stop.
Gli altri: Mercedes nel pallone, Aston Martin rinata a metà
La giornata della Mercedes è la fotografia di un weekend partito storto. Antonelli non ha girato nelle Libere 1, cedendo la W17 al rookie Frederik Vesti — uno dei cinque debuttanti mandati in pista al mattino con Leonardo Fornaroli, Ryo Hirakawa, Paul Aron e Colton Herta — e si è ritrovato al volante solo nel pomeriggio: bloccaggi in serie, simulazione di qualifica abortita, tredicesimo tempo. Russell ha lamentato per tutto il giorno un bilanciamento posteriore che definire nervoso è generoso. Il leader del Mondiale ha 45 punti di margine su Hamilton e 50 su Russell, ma qui il cuscinetto conta poco: conta la prima fila.
Dietro le Ferrari la McLaren si conferma terza forza con Norris solido e Piastri più in difficoltà (ottavo, a 1″372), mentre la Red Bull tiene con Verstappen quarto e Isack Hadjar sesto a 1″071. Bene anche la Racing Bulls, settima e decima con Liam Lawson e Arvid Lindblad, e l’Audi di Nico Hülkenberg, nono. Il capitolo più amaro è quello dell’Aston Martin, che a Budapest ha portato il pacchetto B-spec atteso da mesi — sedici componenti aggiornati fra musetto, ala anteriore, fondo, diffusore e sospensione posteriore, al punto che il team ha parlato di «una macchina nuova» — e ha visto Lance Stroll rompere proprio la sospensione posteriore nelle Libere 1, restando fermo tutto il pomeriggio senza un solo giro con il pacchetto completo. Serata da dimenticare anche per Franco Colapinto, a muro all’ultima curva dopo aver perso il posteriore in ingresso.
Le gomme: C3, C4 e C5 con il graining in agguato
Pirelli ha scelto per l’Ungheria il tris più morbido della gamma: C3 come hard, C4 come medium, C5 come soft. Una selezione pensata per un tracciato lento e guidato, che porta con sé un rischio preciso: il degrado termico sull’asse posteriore, sollecitato dalle continue ripartenze da bassa velocità, e la possibilità concreta di graining sulle mescole più tenere. Un aiuto potrebbe arrivare dal meteo, con un fine settimana più fresco della media di Budapest: minime ben sotto i venti gradi e massime oltre i trenta soltanto domenica. Asfalto meno caldo significa finestra di lavoro più ampia per le gomme, e la sosta unica torna in gioco.
Orari TV: dove vedere il GP d’Ungheria
Sabato 25 luglio sono in programma le Libere 3 alle 12:30 e le qualifiche alle 16:00; domenica 26 luglio la gara scatta alle 15:00. Tutte le sessioni sono in diretta su Sky Sport F1 (canale 207) e Sky Sport Uno (canale 201), oltre che in streaming su Sky Go e NOW.
Per chi guarda in chiaro serve pazienza: nel 2026 TV8 trasmette in diretta soltanto il Gran Premio d’Italia a Monza e i weekend con la Sprint. L’Ungheria non rientra in nessuna delle due categorie, quindi qualifiche e gara vanno in differita: sabato alle 18:30 le qualifiche, domenica alle 18:00 la gara.