Se dovessimo giudicare un libro dalla copertina, e in questo caso un food blog dal nome, ‘Le avventure culinarie di Puok e Med‘ potrebbe sembrare quasi una fiaba della Disney. Una di quelle nelle quali il protagonista ha la faccia da Gongolo e un sorriso talmente amichevole che, fin da subito, ispira un inaspettato sentimento di fiducia. E se oltre ad amare la vista di persone dall’aspetto tipico di certi compagnoni di un tempo, si è propensi alle abbuffate ad alto contenuto di calorie, il blog di Puok e Med meriterebbe più di una visita.
Non si tratta del solito blog che propone immagini artificiali di cibo photoshoppato, ma di un regno incantato dove la prima regola è un moderno: ‘Lasciate ogni traccia di contegno, voi ch’intrate‘.
Forse è questa la ragione del successo di un blog nato per caso e in un momento in cui la concorrenza è più che spietata: la sua completa assenza di filtri, in un periodo nel quale quasi ogni cosa passa per ‘Amaro‘ e ‘Lo-fi‘ prima di venire alla luce. E spiegare come un prodotto del genere, nella fase più alta dell’amore che lega il cibo alla gente, abbia avuto un consenso così grande e affettuoso, è un passaggio superfluo.
Da qualche anno il pubblico mondiale è tornato a interessarsi nuovamente al cibo; il successo di Expo, ad esempio, è la testimonianza più autorevole del fenomeno. E se al vertice della piramide il tema food interessa multinazionali e politica, naturalmente in termini di salute e sostenibilità, dal basso si leva la voce di chi, come Egidio Cerrone, affronta l’argomento in maniera spiccia e carnale. Concentrandosi ovviamente sul prodotto finale, quello che arriva sulle nostre tavole o che ci viene servito quando andiamo fuori per un boccone.
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Se da un lato la corrente ‘healthy’ prende piede ogni giorno che passa, con immagini di soia e insalatone verdi come il Trentino in agosto, certe trasgressioni culinarie resistono con fierezza alla potente ondata ‘Bio‘ che protegge linea e salute. Puok e Med la vede infatti diversamente: la sua ricerca è orientata verso prodotti di qualità, ma mai a discapito del sapore. Quella sensazione paradisiaca irrinunciabile che un italiano, specie se meridionale, conosce meglio di chiunque altro. Per Cerrone condimento e abbondanza non sono un problema, perché a decidere non sono i like, come accade nella maggior parte dei blog di successo, ma il palato. Quella parte del corpo che un uomo del Sud allena ogni sacrosanto giorno, con la stessa costanza di un amante del body building. Ecco, forse Cerrone è un vero e proprio culturista dell’appetito. Uno di quelli a cui affideresti il tuo primogenito e a cui apriresti le porte di casa tua anche se ti citofonasse a mezzanotte. E pensare che non si tratta di uno che si è improvvisato, ma di un ragazzo cresciuto in una famiglia tradizionale napoletana e che quindi, di cucina, ne sa già molto di più di tanti altri. Puok e Med non è un blogger qualsiasi: ha una laurea a pieni voti in Biotecnologie, presa peraltro in tempi da record, e un dottorato in street food consegnatogli dall’ateneo più importante. Quello nel quale il voto lo decide la gente comune.

Il nome del tuo blog, le avventure culinarie di Puok e Med, ha un suono quasi fiabesco. Quando è nata la tua storia d’amore con il cibo?

Penso davanti al forno di mia nonna Assunta quando mi faceva il suo pollo con le patate. Ricordo ancora, e lo faccio ancora oggi, che mi ci sedevo ‘a indiano’ di fronte: mi piaceva quel momento in cui vedevo il nascere del ‘pappuliare’. E, soprattutto, quando mi fregavo le patate di nascosto.

Nei tuoi post ci sono quasi sempre riferimenti alla cucina di tua nonna o di tua madre, quanto è importante per te la cultura gastronomica della tua terra? Sei uno di quelli che ‘solo a Napoli si mangia bene’ oppure sperimenti?

Sperimento. Penso che come a Napoli la cucina del posto sia pura cultura. Vuoi mettere quella volta in cui avevo due ore a Firenze e ho mangiato cinque panini col lampredotto?
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Il tuo blog è molto ‘passionale’ e lascia trapelare un amore quasi viscerale per il cibo; come deve essere una avventura culinaria per essere raccontata da Puok e Med?

Deve emozionarmi, lasciarmi qualcosa. Certe volte mi sento dire che un piatto gourmet è buono perchè ‘ben eseguito’. Ma se poi non ti emoziona, non è meglio una ‘marenna’?

Sei un amante dello street food, anche se non disdegni visite a ristoranti stellati, come Sud di Marianna Vitale. Possiamo dire che sei ‘onnivoro’ e che la tua esperienza va oltre prodotti come il panino e la pizza?

Che grande Marianna. Ecco: la sua è una cucina che emoziona; quasi tutti i suoi piatti hanno quella marcia in più. Comunque sì, dalla cucina di mammà agli stellati per me va bene tutto, basta che sia cibo sincero. Spesso gli stellati cucinano per le guide, non per la gente.

L’aspetto straordinario del tuo blog, che forse è anche la ragione del suo successo, è la sensazione di ‘affidabilità’ dovuta al fatto che vai personalmente a recensire un posto, come dimostrano le foto. I ristoratori sono contenti di averti in sala oppure sei uno che rompe le scatole?

Sono contentissimi; spesso vado a sorpresa e fanno i salti di gioia. E per la felicità della mia ragazza che spesso mi accompagna, si fermano a parlare ore e ore, magari per avere qualche consiglio e ovviamente per conoscere meglio questo ragazzaccio. È bello quando capiscono chi sono, come sono: un bravo ragazzo.
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Come mai non sei andato a Expo?

Non mi interessava.

Il tuo video contro Mc Donald’s è stato visto da milioni di utenti, all’estero non ti scappa mai un Big Mac?

Mai. Preferisco studiare giorni prima e arrivare lì con una bibbia di informazioni dove mangiare. E poi quale Big Mac: in ogni città europea trovo sempre un hamburger degno di nota.

In quale paese straniero hai vissuto l’avventura culinaria più gustosa?

Non saprei, a Londra quasi niente. Quando sono stato a Parigi con grande sforzo ho trovato ottime cose a prezzi ‘da cristiani’. A Barcellona ad esempio, e presto lo vedrete, mi sono divertito tantissimo perchè lì si mangia bene nelle peggio bettole (ride).
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Se dovessi andare via per sempre da Napoli, di cosa faresti scorta prima di partire e cosa ti mancherebbe di più?

La gente, con tutti i suoi difetti. Amo questa città e ho deciso di rimanere e costruire il mio futuro tra i suoi vichi, magari con una pizza a portafoglio sempre con me.

[ Fonte Cover: www.leavventureculinariedipuokemed.wordpress.com ]