Non manca ormai più così tanto all’esordio dell’attesissima sesta stagione di Game of Thrones, la serie targata HBO tratta dai romanzi di George R.R.Martin, diventata nel tempo un vero e proprio cult televisivo. Partenza fissata per il 24 Aprile per quello che si prefigura come un grande cambio di rotta, con la sceneggiatura che prenderà una strada diversa da quella dei libri. L’ultima stagione, talvolta un po’ criticata per dei ritmi lenti e dei risvolti prevedibili, si era conclusa in un crescendo di emozioni con un episodio entrato di diritto nella storia della televisione: un susseguirsi di colpi di scena legati alla disperata fuga di Sansa, all’umiliazione subita da Cersey, al destino incerto di uno Stannis Baratheon travolto dal peso delle sue decisioni, e soprattutto ad un’assassinio, quello di Jon Snow da parte dei suoi confratelli, toglievano ogni dubbio sulle potenzialità ancora inespresse della serie.

Credits: HBO
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Sulla scomparsa di quest’ultimo le più forti polemiche, per un’uscita di scena sofferta ma forse necessaria per dare una sterzata alla trama; non è una sorpresa che Martin si diverta a far fuori i protagonisti dei propri libri, ma la storia, che aveva preso un assetto abbastanza lineare e definito, si trova adesso priva di un personaggio chiave, considerato indispensabile nell’economia della battaglia contro gli Estranei. Jon Snow è morto davvero, su questo pochi dubbi; il volto esanime sdraiato sulla neve non lascia a grandi interpretazioni, ma in Game of Thrones sarebbe folle dare qualcosa per scontato, ed allora è lecito attendersi l’ennesimo colpo di scena ed il ritorno (grazie alla magia), del personaggio interpretato da Kit Harington.

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E proprio attorno alla magia si aprono i maggiori interrogativi sullo sviluppo della serie. Presentata come geniale esempio di un fantasy di Realpolitik, basato sul pragmatismo assoluto dei personaggi alla ricerca del potere, “Game of Thrones” sta svoltando col tempo verso una trama sempre più mirata al mistero e all’esoterismo. La chiave del discorso sembra ormai delineata infatti nell’individuare il personaggio in grado di unificare le casate in vista di una battaglia, quella con gli Estranei, che mette in secondo piano le beghe e i conflitti per il Trono di Spade. Il ritorno di Bran, lasciato volontariamente fuori nell’intero arco narrativo della scorsa stagione, sembra darne conferma. Il piccolo di Casa Stark finalmente imparerà a conoscere meglio i suoi poteri; ad affiancarlo l’immortale Max von Sydow, con un cast che sta assumendo col tempo uno spessore sempre maggiore.

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Un cast tanto eterogeneo quanto indovinato è alla base del successo della serie; non era facile riuscire a tradurre in immagini una storia nella quale volutamente non risalta nessun personaggio come protagonista: gli sceneggiatori ci sono riusciti, e hanno saputo dare ordine alla complessa e frammentata trama dei libri. Gli attori comprendono di star facendo parte di qualcosa di importante, stanno al gioco, impersonificano volentieri i propri personaggi anche al di fuori delle telecamere, ben attenti a non spoilerare assolutamente dettagli riguardanti l’evoluzione della serie.

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Partecipare a Game of Thrones infatti non vuol dire più far parte semplicemente di una serie tv di successo, ma interagire con un prodotto diventato un vero e proprio fenomeno socio-culturale. Su questo Martin ci scherza parecchio sù, consapevole di aver creato qualcosa di davvero importante e di aver ridato una dignità letteraria e narrativa ad un genere difficile e sempre esposto al confronto impossibile con l’antesignano Tolkien. Scommessa vinta grazie alla geniale intuizione di scegliere il piccolo schermo come mezzo per tradurre i propri romanzi. Se, oggi la decisione potrebbe apparire scontata davanti all’incredibile innalzamento qualitativo delle serie tv, nel 2011 il discorso era molto diverso, e proprio Game of Thrones ha aperto la strada per il successo di prodotti televisivi che non hanno nulla da invidiare all’industria cinematografica da “House of Cards” a “Fargo”.

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Adesso, con altre tre stagioni dichiarate, la grande sfida sta nel riuscire a continuare a migliorarsi nel tentativo di raggiungere livelli finora impensabili per la tv. La trama sicuramente lo permette, l’abilità degli sceneggiatori si vedrà nel saper dipanare tutti i misteri lasciati in sospeso, cosa che altre serie cult più o meno colpevolmente non sono riuscite a fare (basti pensare a Lost). Non resta che sedersi sulla propria poltrona e scoprire se e in che forma tornerà Jon Snow, vedere come la giovane e sprovveduta Sansa sia cresciuta dopo la tragica esperienza al fianco dei Bolton, stabilire quanto sarà dura la vendetta di Cersey e come se la caverà Daenaerys imprigionata dai Dothraki. La carne al fuoco è tanta, ma sta proprio là il bello di questa serie.