La casa diventa un ristorante con il social eating, il fenomeno che sta spopolando in Italia e in Europa. Appetitosi come dei nuovi piatti e sorprendenti come degli incontri inaspettati, ci sono gli eventi di Gnammo, la start up tutta italiana che ha fatto del cibo nella sua veste social il suo core business.
Un fenomeno in espansione che trova forte interesse in un pubblico trasversale per tipologia e provenienza geografica e che ha tanto da raccontare.
Per saperne di più ne abbiamo parlato con Walter Dabbicco, tra i soci fondatori di Gnammo.

Walter ci racconti com’è nata quest’idea? E cosa significa il nome Gnammo?

Gnammo nasce due anni e qualche mese fa circa dall’unione di due progetti Cookous e Cookhunter che iniziavano a muoversi autonomamente tra Bari e Torino.
La ricetta è nata dall’incontro tra me Gianluca e Cristiano – ndr Gianluca Ranno e Cristiano Rigon insieme a Walter Dabicco sono i fondatori della start up– che stavamo seguendo i progetti in città diverse senza conoscerci, poi quando ci siamo incontrati è scoccata la scintilla.
Con la consapevolezza che il mercato del social eating era tutto da costruire, ci siamo detti proviamo a farlo insieme sfruttando anche il fatto che dal punto di vista logistico potevamo coprire sia il nord sia il sud.
Così abbiamo fatto un po’ di strada assieme, ci abbiamo creduto sempre di più e nel luglio 2012 c’è stato il primo evento targato Gnammo.
Il nome Gnammo viene dall’onomatopea che si trova spesso su Topolino, cercavamo un nome che facesse venire in mente il cibo. Il problema è insegnarlo agli stranieri, ma ce la faremo!

Non c’è un monitor a dividere le persone, ma una tavola a unirle, tanto basta per rendere il food un momento social. Con una sola incognita: non si conoscono i propri commensali, come si vive quest’appuntamento al buio?

Sono incontri al buio dove la dinamica è leggermente diversa: è il cuoco che decide di aprire la sua casa a tante persone quante sono le sedie che ha nella sua cucina, parliamo di eventi che in media hanno 6-8 persone a tavola e da quel momento gli eventi sono prenotati dagli gnammers. Il buio vero non c’è perché è tutto registrato: si incontrano gli altri gnammers, il padrone di casa accoglie i suoi ospiti e, anche se i cuochi preparano la loro scaletta, molto spesso gli eventi vanno da sé, scatta la scintilla e la chiacchiera.

Gnammo, riscoprire la tavola attraverso il web (INTERVISTA)

Spieghiamo il meccanismo di Gnammo ai nostri lettori che vogliano rendere la propria casa un home restaurant: come possono partecipare?

Il meccanismo è molto semplice: si inserisce il proprio evento sul nostro sito dopo essersi registrati, poi si passa al menù, alla descrizione – che è fondamentale perché permette di essere più appetitosi – dopodichè si inseriscono i posti disponibili e il prezzo.
L’indirizzo e il numero di telefono restano segreti, queste informazioni verranno comunicate solo agli gnammers che prenotano.

Il pagamento online è anticipato e una volta che è fatta la prenotazione il cuoco può o meno accettare.
Una volta approvata la prenotazione, lo gnammer ha tutti i dettagli e dopo la magia dell’incontro ad evento concluso effettuiamo la comunicazione e diamo il ricavato al padrone di casa.

Ci racconti qualche aneddoto particolare che ha caratterizzato le cene Gnammo?

Si va da una coppia che si è conosciuta grazie a Gnammo ed è poi convolata a nozze, ad eventi disparati, ambientati nel mood di Alice nel paese delle meraviglie.
E ancora abbiamo avuto viaggi a tavola: una delle nostre cuoche ha organizzato una serie di eventi a tappe come se ogni cena fosse un momento di un viaggio. Hanno tutti una fantasia molto spiccata.

Come vi spiegate il successo di questo fenomeno?

Noi crediamo che questo successo sia arrivato a compimento del lavoro fatto da noi e da tante realtà degli ultimi anni. Indubbiamente la sharing economy ha dato la possibilità di redistribuire del reddito, parliamo chiaramente di micro occasioni che però permettono a chiunque di guadagnare dalla propria attività e poi c’è il valore dell’incontro, del vis a vis, dopo che per anni con i social ci siamo disabituati.
Dal nostro punto di vista c’è proprio quella voglia di incontrarsi e di utilizzare il web come uno strumento e non come un elemento totalizzante delle nostre attività sociali.

Gnammo, riscoprire la tavola attraverso il web (INTERVISTA)

Gnammo e Emergency insieme per il #foodraising: ci racconti di cosa si tratta?

Il termine nasce da un gioco di parole sul fundraising e vede la collaborazione tra Gnammo ed Emergency: nel mese di marzo chi vuole può organizzare un evento Gnammo e devolverne parte del ricavato all’Ong. Per chi lo desidera, è possibile inoltre avere a tavola un volontario che racconti il progetto Italia cui vanno devoluti i soldi.
La donazione è assolutamente libera.

Secondo te quali sono gli ingredienti per rendere speciale una cena Gnammo?

Sicuramente una descrizione e delle foto che permettono di far venire l’acquolina in bocca agli gnammers. Ricordiamoci che siamo sempre davanti a uno schermo in fase di prenotazione quindi bisogna farsi notare; poi serve una buona dose di originalità, un prezzo giusto e tanta voglia di mettersi in gioco.

Nel 99% dei casi la cena viene bene e ci si diverte se nascono belle connessioni, ci sono dei gruppi di amici che fanno il giro delle case, vere e proprie realtà di gnammers che girano insieme.

Quali sono le aree di Italia più vicine al social eating?

Ad oggi la Lombardia un po’ tutta, poi Torino, Roma ma anche la Puglia e pian piano altre regioni stanno venendo fuori. Penso all’Emilia Romagna, alla Toscana e il fenomeno si sta allargando anche al Sud.

Qual è il feedback dei partecipanti alle cene Gnammo?

Fino ad ora abbiamo un tasso di positività dei commenti dei gnammers. E soprattutto chi è andato alle cene è poco attivo sui social, a dimostrazione che si pensa a mangiare e a godersi la serata!

[Credit Photo Cover: gnammo]