Una brutta abitudine, bruttissima. In Italia, ma anche in altri Paesi del mondo, le persone affette da disabilità non vengono rispettate, specialmente quando si tratta dei cosiddetti posti auto delimitati dalle strisce gialle. Qualcuno, per distrazione o menefreghismo, occupa con il proprio veicolo il posto riservato ai disabili, costringendo quest’ultimi a non poter parcheggiare nell’area adibita. Si tratta di un problema da non sottovalutare, anche perché ogni giorno vengono registrati episodi discutibili che non aiutano chi presenta problemi motori. Lo scorso anno, la pagina Facebook denominata “Fotografa l’impostore” aveva denunciato a Piero Fassino, presidente dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) l’occupazione “selvaggia” di ben 2.649 posti assegnati ai disabili possessori di un veicolo. Un dato allarmante che sta a significare quanto la questione sia grave e di difficile risoluzione. Eppure basterebbe un pizzico di buon senso in più da parte di quei cittadini, forse, abituati a sostare tranquillamente anche dove non si dovrebbe.

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In Russia, ad esempio, oltre il 30% dei conducenti parcheggia la propria auto negli spazi assegnati ai portatori di handicap. Una mania che si sta cercando di combattere attraverso una singolare iniziativa ad opera dell’associazione Dislife, che in Russia si occupa di disabilità e che ha indetto la campagna “More than a sign”. Telecamere speciali, messe in corrispondenza dei parcheggi riservati ai disabili, proiettano l’ologramma tridimensionale di un ragazzo su una sedia a rotelle, che appare all’improvviso a tutti quei guidatori che stanno per parcheggiare il proprio veicolo nelle cosiddette “strisce gialle”, intimandogli di cercarsi un altro posto auto. Una soluzione, questa, che secondo alcune statistiche, ha fatto diminuire, anche se di poco, questo brutto vizio. Purtroppo, però, c’è da constatare che, in Italia, tale consuetudine viene registrata anche con i mezzi appartenenti alle forze dell’ordine. Solo pochi giorni fa, in un noto Parco Commerciale ubicato a Catanzaro, un vigile urbano di Strongoli (Crotone) aveva parcheggiato l’auto di servizio nella zona destinata ai veicoli appartenenti ai disabili, causando un clamore mediatico, placato solo con le scuse del Sindaco della cittadina ionica.

Fonte: automercatotorino.it
Fonte: automercatotorino.it

Ma questo è solo l’ultimo di una serie di episodi che provocano spiacevoli inconvenienti a chi è veramente colpito da disabilità. Proprio in tal senso, Il Giornale Digitale ha intervistato Iacopo Melio, che da qualche anno porta avanti una battaglia contro le barriere architettoniche, ma non solo. Sul suo sito ufficiale, Iacopomelio.com, Iacopo, classe ’92, parla anche della sua campagna di sensibilizzazione #vorreiprendereiltreno che ha avuto risalto in tutto il mondo. Con il famoso hashtag, Iacopo ha voluto far capire com’è diventato difficile prendere anche un mezzo di trasporto pubblico per chi è affetto da disabilità motorie. E anche sul tema dei posti riservati ai disabili e spesso occupati da cittadini maleducati, il giovane ragazzo toscano, in procinto di conseguire la laurea in Scienze Politiche, ha detto la sua.

Iacopo, il problema principale, che causa questi comportamenti incivili, qual è?

Credo che il problema principale sia l’ignoranza, nel senso che le persone “ignorano” il fatto che, da quando si alzano la mattina dal letto, possono essere un aiuto ma anche un problema per qualcuno, in base a ciò che fanno durante la loro giornata. E così la superficialità porta a pensare che se si parcheggia l’auto sul marciapiede non succede niente, ad esempio, perché “tanto ci resta per cinque minuti e basta”. In realtà quei cinque minuti potrebbero essere fondamentali per qualcuno, che magari passa casualmente lì, di fretta, e resta bloccato. Dobbiamo assolutamente combattere il menefreghismo ed educare al rispetto di ciò che serve agli altri per vivere una quotidianità migliore, come ad esempio un parcheggio riservato

Dunque, c’è una mancanza di rispetto verso i disabili?

Non me la sento di dire che ci sia una mancanza di rispetto vera e propria verso i disabili. Di sicuro, in Italia, c’è poco rispetto per il bene pubblico, questo sì. Più che mancanza di rispetto c’è una cultura che non porta a considerare il fatto che l’accessibilità non è una questione prioritaria solo per i disabili ma per chiunque, dalla mamma col passeggino all’anziano col bastone o il teenager sportivo che si fa male e deve portare le stampelle per un certo periodo. Diciamo che non sappiamo ancora guardare certe cose con l’angolazione giusta. È “solamente” un’abitudine sbagliata.

Fonte: genovapost.com
Fonte: genovapost.com

Cosa dovrebbe fare lo Stato per fermare questa brutta abitudine?

Punire chi sbaglia. È brutto da dire, ma le persone imparano davvero solo quando li “punisci”, soprattutto economicamente. Ci vogliono controlli rigorosi e multe salate a chi commette un certo tipo di errore, soprattutto a chi è recidivo. Sono certo che se dei vigili sanzionassero al 100% tutti i parcheggiatori “abusivi”, nel giro di un anno si dimezzerebbe la frequenza di questo mal costume. E lo stesso vale per le forze dell’ordine che abusano del loro potere (e ce ne sono): un licenziamento immediato non solo sarebbe giusto, ma anche di esempio.

Ti è mai capitato di trovare occupato il posto auto riservato ai disabili?

Più che il posto auto riservato mi capita spessissimo di trovare macchine parcheggiate sui marciapiedi, di fronte agli scivoli, in doppia fila o sulle strisce. Tantissime! Quest’anno in vacanza ho fatto un video dove si vedeva chiaramente, in una via, 6/7 auto parcheggiate sul marciapiede in una distanza di sì e no 200 metri.

Credits: Iacopo Melio
Credits: Iacopo Melio

Vorresti dire qualcosa a queste persone poco “garbate”?

Cercate di capire che avete la fortuna di camminare sulle vostre gambe e di non faticare nel percorrere 50, 100 o 150 metri a piedi. Alle volte, parcheggiare altrove, vi costerebbe davvero pochissimo e così permetterete a chi ha bisogno di usufruire di un servizio che gli spetterebbe di diritto: perché non farlo?

A che punto è il progetto #vorreiprendereiltreno?

Non esistono dei “punti” precisi in quanto non abbiamo un obiettivo in particolare. Ogni giorno è un dono, per questa onlus, ed ogni progetto o collaborazione portata a casa una vera sorpresa.
Le persone continuano a sostenerci e anzi aumentano di giorno in giorno. Questo fa solo piacere…
Abbiamo in calendario già 3 iniziative per marzo, 2 per aprile e 3 per Giugno, più un paio fissate per Settembre. Insomma, non stiamo fermi e le istituzioni continuano a mostrare interesse, e questo è un bene (merito anche della visibilità che abbiamo e che, come è normale che sia, attrae la politica). Il nostro lavoro è sostanzialmente quello di sensibilizzare a livello mediatico, soprattutto sui social, e di portare avanti progetti concreti di abbattimento delle barriere, quando è possibile collaborare con le istituzioni e gli enti locali. E questo, finché potremo, continueremo a farlo.

Hai ricevuto, dunque, molti apprezzamenti anche da persone famose?

Sì, il nostro passa-parola ha visto diversi aderenti che hanno dato una bella spinta mediatica. Tra questi Gianni Morandi, Francesco Facchinetti, Rosario Fiorello, Paolo Ruffini, Nicola Savino, Antonello Venditti, Beppe Severgnini, Giobbe Covatta e tanti altri. Anche un paio di star internazionali come la grande Helena Bonham Carter e Finn Jones hanno concesso un selfie con cartello e hashtag #vorreiprendereiltreno.

Se dico “Canto anch’io”, la tua mente dove va?

Ad una splendida collaborazione con il comico toscano Lorenzo Baglioni, che decisi di contattare lo scorso Giugno per proporgli di girare un video insieme che fosse una sorta di spot dell’associazione: ovviamente l’ironia non doveva mancare, perché credo sia il mezzo più efficace per veicolare certi messaggi. Lorenzo ha subito accettato, ci siamo visti a Settembre con calma, dopo le vacanze, e abbiamo girato quella che è un’idea sua e del fratello Michele. Il giorno dopo il video era già online e, la sera stessa, al TG5 con già un milione di visualizzazioni.Ad oggi non solo abbiamo superato i 7 milioni di visualizzazioni ma il brano, in vendita su iTunes (il cui ricavato andrà interamente alla onlus), ha toccato il terzo posto in classifica italiana superando colossi come Justin Bieber e Mika.

Quali sono i progetti futuri di Iacopo Melio?

Al momento il pensiero principale, personale, va alla Laurea da prendere in Scienze Politiche. Mi mancano 3 esami, cioè quasi un anno perché sono i più duri, e dopo potrò finalmente dedicarmi alla onlus con più cura e provare a buttarmi nel (poco confortevole) mondo del lavoro. Vorrei provare a cercare un lavoro che mi permetta di aiutare gli altri, di essere un po’ un megafono per chi non viene ascoltato. Dopodiché, vorrei provare a trovare una mia indipendenza e autonomia quotidiana, magari cercando di andare a vivere da solo. Chissà, vedremo… Intanto facciamo una cosa per volta.

Come ci si sente ad essere un punto di riferimento, una sorta di “eroe”, per chi è affetto da disabilità, ma non solo?

Non penso di essere assolutamente né un eroe né un punto di riferimento così importante… Sono un ragazzo molto seguito sui social che non ci pensa due volte a scrivere ciò che pensa e a portare avanti gli ideali in cui crede. Se questo mio canale può servire da cassa di risonanza per i diritti di molti, ben venga. Spero vivamente che la nostra famiglia diventi ogni giorno più grande, in modo tale da poter camminare tutti insieme sempre più lontano, per molti. Di certo, per me è una grossa responsabilità e un bel peso, ma anche un enorme onore che spero di sapermi “meritare”.