Laura Antonelli faceva parte di un mondo che ad oggi sembra davvero lontano, quasi straniero. Erano anni decisamente pregni di novità, curiosità, azione e la commedia sexy all’italiana aveva la meglio sul gusto del pubblico. Sono tanti gli attori che hanno vissuto in quel periodo, che oggi navigano più o meno nel mare dalle acque agitate della televisione italiana. Qualcuno si è rifatto una vita, una carriera, ha abbandonato quel mondo e altri invece come nel caso di Laura Antonelli, si sono lasciati ai margini di tutto e non solo della televisione o del cinema.

Il settimanale Chi ha pubblicato, a poche ore dalla morte di Laura Antonelli, alcune foto, le ultime, che ritraggono una donna decisamente diversa, agli antipodi di quel sogno erotico che era stato per i giovani uomini spettatori degli anni ’70. Una donna davvero irriconoscibile, sovrappeso, con un vestito scuro, occhi altrettanto scuri, una pettinatura non curata. Di lei si sapeva che si era rinchiusa in solitudine non in una torre d’avorio ma in un appartamento a Ladispoli, non certo in un lussuoso appartamento ai Parioli.

Il triste destino che la vita le ha riservato ricorda quello di un’altra diva del cinema, scomparsa non molto tempo fa: Anita Ekberg. La vita di Laura è stata si quella dei film erotici, della sua storia con Jean Paul Belmondo, dei lavori per un cinema più impegnato, ma anche quella dei vizi, delle debolezze, delle malattie. Nessuna camera ardente è stata allestita in queste ultime ore prima del funerale, per sua stessa volontà. Le uniche persone che voleva al suo fianco per l’ultimo addio sono Lino Banfi e Claudia Koll, le uniche che non l’avrebbero abbandonata in tutti questi anni di ritiro dal mondo del jet-set.

credits foto: Pino Defraia
credits foto: Pino Defraia

Proprio Lino Banfi qualche tempo fa chiese per lei all’allora Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, la legge Bacchelli (che prevede un assegno straordinario di vitalizio a tutte le persone che nel corso della loro carriera, si sono distinte nel mondo della cultura, dell’arte, dello spettacolo e dello sport, ma che versano in situazioni di indigenza) dopo che durante una visita alla Antonelli era venuto a conoscenza della sua situazione economica, di una pensione di 510 euro al mese e dei doni della parrocchia. Fu lei a rispondere tramite il suo avvocato, con parole di cortesia ma di estremo rifiuto: chiedeva pace e di essere dimenticata.

Non guardava più la televisione da anni e ascoltava solo Radio Maria, in un totale abbandono. La vita le ha riservato tiri mancini che di certo l’avevano segnata nel profondo, come l’arresto per sospetto spaccio di droga e poi l’assoluzione nel 2000 grazie ai giudici di secondo grado che avevano accolto le argomentazioni dell’avvocato Lorenzo Contrada secondo cui l’uso della cocaina era usata dall’attrice per far fronte ad una difficile situazione fisica e psicologica. E poi quell’intervento estetico che è stata la sua rovina, una reazione allergica e un volto sfigurato. Vittima di se stessa, della sua immagine e del suo volerla conservare negli anni per non perdersi e invece il destino le ha giocato un brutto scherzo.

Laura Antonelli voleva essere dimenticata ed effettivamente le sue ultime volontà sembrano davvero state rispettate. Nessun fiore davanti al portone di casa, nessun pensiero ricorrente nelle interviste di chi entrava in contatto con lei. Una donna che aveva chiuso i ponti con la vita sociale. Malizia di Salvatore Samperi nel ’73, l’apice della sua carriera e proprio al personaggio di Angela vince un David di Donatello e un Nastro d’argento, ma anche Sessomatto di Dino Risi e poi diretta da Luchino Visconti ne L’innocente del 1976 sembrano davvero lontani, stranieri, momenti di un passato in cui Laura Antonelli è rimasta incastrata.

“Laura fu per me prima di tutto una compagna adorabile, dallo charme eccezionale. Di lei conservo solo ricordi meravigliosi”.
Jean Paul Belmondo

Non è un’eroina del cinema, non è mai stata osannata, ma un ricordo di lei sono in molti a conservarlo. L’alcol, la droga, la depressione più grave e forte, la solitudine hanno cancellato quello che di buono in lei c’era e che forse c’è ancora nelle sue pellicole, nel ricordo che alcune generazioni di allora giovani italiani hanno deciso di conservare nonostante tutto, perché pur sempre ricordi di un tempo che non tornerà. Quella storia d’amore tormentata con Jean Paul Belmondo che durò tra distacchi e ricongiungimenti per ben nove anni, la sindrome di Dorian Grey, il non arrendersi al tempo che passa: un tormento lungo una vita. Una vita che si è spenta in solitudine e malinconia, luogo ultimo del declino di una star che più non c’era.

[Fonte foto cover: lapresse.it]