L’andare a convivere oggigiorno viene sottovalutato.
La convivenza, in quanto stato coniugale di fatto ma non sancito legalmente, è la strada che intraprendono sempre più coppie al giorno d’oggi.
Effettuare un confronto tra lo stato di convivenza e l’istituzione del matrimonio, infatti, non si rivelerebbe un paragone alla pari: anche il Bel Paese, ormai, registra più convivenze che matrimoni.

La prova del nove

Talvolta la convivenza è il risultato di una precarietà economica che si scontra con la voglia di indipendenza, di anni che passano veloci – insieme – ma il coraggio che manca per fare il grande passo, del bisogno che incombe di avere i propri spazi, lontano dal nucleo familiare d’origine, che non ci fa mettere in conto le insidie del dover dividere con qualcun altro lo stesso tetto, tutti i giorni. Il peso di un eventuale fallimento lo si avverte meno al momento della scelta. Ci si fa forza pensando che se mai qualcosa non dovesse andare per il verso giusto, basterà riempire grandi scatoloni di questo vissuto insieme, e chiuderli ermeticamente affinché ogni ricordo resti lì, al suo posto. Senza troppe ripercussioni. Senza tante complicazioni. E quindi che questo viaggio insieme – forse un po’ incosciente – abbia inizio. Soprattutto se si tratta della prima volta le aspettative sono tante, e ognuno le riversa in quelle quattro mura. E a guardarle da fuori sembrano le mura più possenti e sicure che mai abbiamo abitato, ma a mano, a mano, ci si rende conto che può essere sufficiente una ventata di stanchezza o una giornata andata storta, per portare a galla tutti i malumori. Talvolta basta poco per veder sciamare quell’entusiasmo iniziale che sembrava potesse bastare da solo.

Le difficoltà minano la serenità del rapporto

Tutto sembriamo al di là della famiglia stile Mulino Bianco che tanto sognavamo.
Sorridenti solo se capita, insieme meno di quanto potessimo immaginare. E a dirla tutta non ci sentiamo nemmeno troppo in colpa quando il tempo libero a nostra disposizione da poter dedicare al partner si rivela poco. Del resto viviamo insieme.
Adesso sono altre le priorità: la casa in disordine, il frigo che piange, le bollette da pagare, la lavatrice che perde acqua e la lampadina che – anche lei – ha deciso di fulminarsi proprio oggi. In preda allo stress da quotidianità si fa fatica a gestire la tensione e il senso di smarrimento dovuto ad un cambiamento così imponente della nostra vita. Inconsciamente riversiamo tutte le tensioni sul nostro rapporto, che fino a ieri sembrava essere così perfetto ed equilibrato. E qui il crollo.

Come facevano mamma e papà a far tutto?

Il passaggio dal tetto paterno a quello coniugale lascia un senso di smarrimento.
È il momento che segna realmente la fine della nostra adolescenza, la fine della spensieratezza di chi non deve fare i conti con le scadenze di fine mese e gli sbalzi d’umore propri, e dell’altra persona. Anzi. Spesso si pretende dall’altro che diventi la soluzione al nostro problema. Il litigio in casa diviene all’ordine del giorno: lei, esasperata, grida aiuto, lui, sconcertato, si chiude in se stesso. Ognuno tentando di dimostrare a se stesso e all’altro di essere un uomo degno della propria donna, una donna all’altezza del proprio uomo. Ma in realtà si tratta di due adulti che sono ancora troppo figli, e sulla scia di quella vita perfetta che avevano idealizzato, oggi fanno i conti con una realtà senza dubbio più faticosa.

Bisogna innanzitutto saper vivere da soli

L’amore non c’entra. È una questione di impegno, crescita e responsabilità.
Ad ognuno le sue, senza pretesa alcuna. Perché il fatto di condividere la propria vita con un’altra persona nulla ha a che vedere con lo scrollarsi di dosso il peso delle responsabilità sperando che l’altro se le accolli. Essere autonomi in casa propria significa essere in grado di poter sopperire ad ogni mancanza, e quindi si sta insieme per volere e non per bisogno. Impegnarsi costantemente nel rispetto degli spazi dell’altro, significa saper mantenere integri i propri di spazi, senza sentirsi alle strette nelle mura di casa propria. Senza dimenticare che prima di essere una coppia siamo due singoli individui. E non c’è cosa più bella di mantenere vivo quel rispetto che ogni giorno ci faccia svegliare con la voglia di iniziare una nuova giornata insieme, e ogni sera ci faccia addormentare con la consapevolezza di un a domani, insieme.

[Fonte Cover: i.huffpost.com]