Un tema oggi più che mai attuale è quello che vede al centro del dibattito, tutto italiano, le unioni civili e la legge sulla step-child adoption.
Dopo lotte continue, manifestazioni e politiche altalenanti, la tanto discussa legge sulle unioni civili ha trovato la sua strada, grazie alla recente approvazione del Senato.

Inizialmente, il 17 febbraio 2016, il Senato italiano ha rinviato la discussione e la votazione del Ddl Cirinnà perché il Partito Democratico aveva perso l’appoggio del Movimento 5 Stelle, che si era tirato indietro annunciando la libertà di coscienza riguardo l’approvazione del disegno di legge sulle unioni civili. Ma Monica Cirinnà non si è lasciata sovrastare, presentando al Senato un maxi-emendamento in sostituzione dello stesso disegno di legge: sono stati 173 i voti favorevoli e 71 i contrari.
La signora Cirinnà ha poi dichiarato: “È un primo passo, una vittoria con il buco nel cuore. Questa è una legge importantissima ma penso anche ai figli di tanti amici. Ora dobbiamo fare un secondo passo, siamo a metà della scala”.

Il secondo passo a cui si riferisce Monica Cirinnà riguarda la molto discussa step-child adoption. Il maxi-emendamento, infatti, è stato approvato soltanto dopo aver stralciato l’articolo 5 – quello sulla step-child adoption appunto – dal resto della legge; questo perché si è deciso di andare incontro alle richieste dei senatori del Nuovo centrodestra e di una parte dei senatori del Partito democratico per iniziare ad avere almeno l’approvazione sulle unioni civili.
Per quanto riguarda le adozioni per una coppia omossessuale nessun passo avanti quindi; resta quanto previsto dalla legislazione vigente. In questo caso, soltanto la giurisprudenza potrebbe eventualmente riempire il vuoto lasciato a riguardo dalla legge qualora una coppia omosessuale con figli facesse ricorso in Tribunale, prima che venga varata una nuova legge sulle adozioni.

Ricordiamoci, però, che anche se si impedisce alle coppie omosessuali di essere genitori formalmente, non si potrà mai impedire loro di essere comunque genitori dei bambini che accudiscono e crescono con amore giorno dopo giorno. Bisognerebbe dunque mettere da parte la questione legale e politica della cosa, pensando più alle persone, e in particolare al bene dei bambini. Ai loro diritti, che lo Stato dovrebbe tutelare.
Ma molti sono i dubbi e le domande ancora largamente diffuse nella coscienza popolare circa l’adozione da parte di una coppia omosessuale.

Per fare chiarezza a riguardo, noi de Il Giornale Digitale abbiamo deciso di intervistare lo psicologo clinico e dottore di ricerca Andrea Epifani, per avere il parere di un esperto su una domanda molto discussa dai cittadini italiani: avere due genitori omosessuali può essere dannoso per lo sviluppo armonioso del bambino nella sua vita?

Credit: Don Arnold/Getty Images
Credit: Don Arnold/Getty Images

Buongiorno. Arriviamo subito al nocciolo della questione, e cioè lo sviluppo psico-emotivo di bambini cresciuti da genitori omosessuali. Quali e che tipo di problemi possono eventualmente avere questi bambini?

Sono stati fatti negli anni numerosi studi sull’argomento. Nella stragrande maggioranza dei casi la ricerca non ha rilevato differenze, dal punto di vista psicologico, tra i figli di coppie etero e i figli di coppie omosessuali. Le poche ricerche che sono giunte a risultati opposti presentano spesso limitazioni metodologiche e, in ogni caso, si tratta di risultati marginali rispetto alla mole di ricerche che abbiamo. Inoltre si è visto anche che crescere con genitori dello stesso sesso non aumenta nel bambino la probabilità di diventare egli stesso omosessuale.

Vivere in una famiglia con genitori dello stesso sesso danneggia ha ripercussioni dirette e specifiche sul futuro del bambino?

Alla luce di quanto detto sopra, direi proprio di no. Su questo gli esperti sono abbastanza concordi. Basta leggere i vari comunicati dell’Associazione Italiana di Psicologia, dell’Ordine degli Psicologi, della Società Italiana di Psichiatria, dell’American Psychological Association e dell’American Academy of Pedriatics. Alcuni studi hanno anche identificato uno sviluppo migliore nei figli di madri lesbiche.
Vivere in una società intollerante verso queste nuove forme di famiglia potrebbe però alterare lo sviluppo psicologico del bambino, ma si tratta appunto di un problema insito nella società, non nell’omogenitorialità.

Il legame madre-bambino è fondamentale nei primi anni di vita di quest’ultimo. Come può essere sostituito in una famiglia con due papà?

Immagino che in questo caso stiamo parlando di quelle situazioni che potrebbero crearsi qualora una coppia formata da due uomini decidesse di ricorrere alla maternità surrogata. Sebbene in questi giorni sia stata spesso invocata come rischio derivante dalla step-child adoption, vale la pena ricordare che si tratta di discorsi differenti e l’invocazione dell’utero in affitto (come spesso viene definita la surrogacy) mi è parso una mossa prevalentemente strumentale. Con la step-child adoption si intendeva introdurre un diritto a mio avviso basilare, non certo il lasciapassare per la maternità surrogata.
La maternità surrogata è una pratica, come sappiamo, piuttosto controversa e a mio avviso occorre un serio dibattito sulla questione, il più possibile scientifico e possibilmente poco ideologico. C’è da dire che oggi è più corretto parlare di legame genitore-bambino. Un bambino, nelle prime fasi dello sviluppo, ha bisogno di relazionarsi con una figura che risulti per lui protettiva, in grado di comprendere empaticamente i suoi bisogni e regolare i suoi stati emotivi. Queste funzioni possono essere svolte sia da un uomo che da una donna in maniera più o meno efficace.

Come potrebbe cambiare il concetto di famiglia se passasse alla maggioranza la legge step-child adoption non solo per le coppie eterosessuali?

Come detto, la legge sulle unioni civili è passata senza la step-child adoption. Ma prima o poi arriverà anche da noi, è questione di tempo. A quel punto il concetto di famiglia, com’è naturale che sia, si trasformerà. Anzi, credo che il cambiamento sia un processo già in atto, per il semplice fatto che si è discusso a lungo delle famiglie omogenitoriali. Non dimentichiamo che la famiglia non è un’entità presente in natura, ma un fatto culturale, e come tale sensibile ai mutamenti storici e sociali. Un tempo in Italia la famiglia era patriarcale, il ruolo delle donne era limitato. Col tempo questa visione è cambiata, ed è cambiata anche la concezione della famiglia. Inoltre se volgiamo lo sguardo verso le altre culture osserviamo che le famiglie si strutturano in maniera differente. La nostra società è chiamata ad accogliere e confrontarsi con nuove forme di unione familiare. Questo processo non può essere arrestato, soltanto ritardato.

Perché secondo lei l’Italia è l’unico Paese che non ha ancora legiferato a riguardo?

I motivi credo siano ovvi a tutti. Hanno a che fare con la nostra storica ritrosia ad accettare idee progressiste, per ragioni culturali e religiose.

Quali sono i pregiudizi principali a riguardo? La paura del diverso?

I pregiudizi credo derivino da visioni ideologiche che ritengono la famiglia come qualcosa di immodificabile e l’omosessualità come una deviazione dalla normalità. La frase “ho un sacco di amici gay, ma…” rappresenta in pieno la contrapposizione tra una finta tolleranza di facciata e una profonda paura della diversità.

Come questi pregiudizi possono influenzare la vita di una famiglia di fatto?

Credo dipenda molto dalle risorse psicologiche e sociali dei genitori. Affrontare un pregiudizio è più facile se si è meno isolati e se si hanno buone capacità di gestione del giudizio negativo.

I bambini figli di genitori omosessuali possono essere vittime di bullismo omofobo?

Potrebbe succedere, così come purtroppo già avviene nei confronti di bambini in sovrappeso, con l’apparecchio ai denti, con gli occhiali, etc. È compito delle istituzioni sensibilizzare e intervenire contro queste manifestazioni di odio. Appellarsi però al rischio di bullismo omofobo per giustificare i propri dubbi sulle adozioni alle coppie omosessuali significa guardare il dito e non la luna.