La società cambia, l’amore vince e con il Sì della Corte Suprema americana ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, anche l’ultimo dei tabù cade. Ma l’Italia resta ancora il fanalino di coda in tema di diritti lgbt. Una resistenza che si riflette anche nella nona arte. Il fumetto a tematica omosessuale, o gay comics come viene chiamato all’estero, è un genere quasi inesistente da noi. L’impressione che se ne ricava è quella di un settore di nicchia che sopravvive all’interno di un universo già di per sé considerato figlio di un Dio minore. Di fumetti e personaggi gay il mercato internazionale, soprattutto quello del Sol Levante, invece è pieno: quando non si tratta di storie completamente incentrate su relazioni lesbo e omosessuali, non è difficile imbattersi nella presenza di scene e riferimenti al mondo gay. La tradizione popolare manga giapponese fin dagli anni ’70 ha raccontato le liason amorose tra ragazzi o ragazze, sotto forma di Shōnen’ai e Yaoi (i primi focalizzati sull’aspetto romantico della relazione tra personaggi gay, i secondi su quello sessuale) e il loro corrispettivo femminile chiamato Yuri (che significa “giglio”). L’ascesa di questo genere oltre i confini nipponici, a partire dagli anni ’90, ha dato un forte scossone al panorama fumettistico americano ed europeo, ma non a quello italiano. Qui da noi ben poco del vasto materiale straniero è stato pubblicato, e quello che è arrivato ha trovato non poche difficoltà ad aprirsi una breccia nel mercato. Quanto al fumetto lgbt autoctono è ancora a livello di un fenomeno artistico circoscritto a poche, sporadiche, pubblicazioni. Il fumetto italiano allora è omofobo? No. Ma probabilmente il mondo del comics made in Italy incontra ancora qualche difficoltà a tenere il passo di quell’evoluzione dei costumi sessuali, che a differenza del resto del mondo da noi non è ancora riconosciuta dalla legge.

L’atteggiamento prudente sull’ omosessualità, che per qualcuno è ancora un tabù e, il timore delle reazioni del pubblico, talvolta lasciano spazio anche ad approcci più moderni, come quello di Salvatore Callerami, giovane fumettista siciliano che negli ultimi mesi ha raggiunto una grande popolarità sul web e un grande riscontro nella comunità lgbt italiana con “Lui e L’Orso”, una serie di strisce che raccontano le avventure di Diego e Simone, due coinquilini gay “with benefits”. O meglio, lo vorrebbe Diego, l’Orso del titolo, che ci prova spudoratamente con Simone che preferirebbe invece essere corteggiato alla vecchia maniera. Le strips, pubblicate sulla piattaforma digitale di fumetti Verticalismi e sulla pagina Facebook della serie, hanno come filo conduttore le avances spinte di Diego nei confronti di Simone. Il Lui della storia è romantico e sognatore, vuole un uomo che gli faccia palpitare il cuore. L’esatto opposto di Diego, rude, diretto e dai doppi sensi non proprio così velati. La loro tragicomica quotidianità, raccontata da Salvatore con un humor sottile e brillante, è una quotidianità in cui possono rispecchiarsi tutti. Le dinamiche esilaranti di Diego e Simone sono quelle che si ritrovano in una qualsiasi relazione tra due individui. Ed è proprio questo forse il segreto del successo di “Lui e l’Orso”: una storia universale che abbatte tabù e pregiudizi a colpi di matita e tanta ironia. Una sfida che ci siamo fatti raccontare dall’autore stesso, Salvatore Callerami.

Credits Foto: Salvatore Callerami / "Lui e l'Orso" Facebook page
Credits Foto: Salvatore Callerami / “Lui e l’Orso” Facebook page

Da dove è nata l’idea di “Lui e L’Orso”? Ti sei ispirato a qualche fumetto LGBT in particolare per realizzarlo?

In realtà ho preso ispirazione dalle piccole cose che fanno parte della quotidianità, non esclusivamente della mia, bensì in generale. Che comunque abbracciano il mondo LGBT. È un idea partita per caso, nessuna trama studiata. Avevo solo voglia di sfogarmi disegnando qualcosa che mi piacesse, che facesse ridere e che spezzasse qualche tabù, soprattutto sull’omosessualità.

Cosa volevi comunicare ai tuoi lettori quando hai iniziato a scrivere questa storia?

Nulla di impegnativo. Il mio non è un fumetto di denuncia, affatto! A me basta far ridere, far vedere quanto le dinamiche di relazione tra due uomini o tra due donne, siano uguali in molti aspetti ad una relazione tra due etero.

La storia di Diego e Simone come si pone nei confronti di stereotipi e tabù che spesso circondano il mondo omosessuale?

Simone e Diego in un certo senso possono sembrare degli stereotipi, probabilmente lo sono sul serio, o forse non lo sono affatto. Ognuno li interpreta come vuole, chiunque può identificarsi in uno dei due personaggi (ma anche nei personaggi secondari). Dobbiamo ammettere che comunque è lo stereotipo che ci identifica, e non c’è nulla di male nel lasciarlo apparire. Così come per i tabù che spesso ci opprimono, scherzare sul sesso, sulla sessualità e rendere il tutto più leggero, credo sia l’arma migliore per distruggere il più piccolo rimasuglio di pregiudizio.

Credits Foto: Salvatore Callerami / "Lui e l'Orso" Facebook page
Credits Foto: Salvatore Callerami / “Lui e l’Orso” Facebook page

Con “Lui e l’orso” dimostri che si può fare umorismo sul mondo gay senza esagerare e cadere nel cliché. Qual è stata la reazione del pubblico? Hai avuto qualche riscontro negativo, da parte dei tuoi lettori?

Devo dire che agli inizi ho avuto qualche piccolo riscontro negativo da parte di alcuni lettori, perché effettivamente le prime strisce potevano sembrare un po’ esagerate, evidentemente non tutti riescono a digerire battute piccanti e un po’ più spinte del solito. Ma credo che il loro giudizio sia stato un po’ affrettato, perché non avevo ancora dato modo di far conoscere meglio i personaggi. Difatti fino ad ora, a parte questo, il riscontro è più che positivo e la cosa bella è che sono tanti anche i lettori etero che spesso si identificano in “Lui e l’Orso”. Possiamo chiamarla una piccola vittoria?

Il mondo LGBT, invece, come ha reagito?

Io credo che, fumetti o film che siano, è impossibile che tutti si sentano rappresentati da personaggi grotteschi e caricaturizzati come Diego e Simone. Però devo dire che la gran parte apprezza, e questo non può che farmi solo piacere! I due, come anche gli altri personaggi come l’amica Susanna, Britney il pappagallo e Nonna Adalgina, sono riusciti a conquistare il cuore di molti lettori e ne sono davvero contento.

Credits Foto: Salvatore Callerami / "Lui e l'Orso" Facebook page
Credits Foto: Salvatore Callerami / “Lui e l’Orso” Facebook page

L’Italia rispetto ad altri paesi europei è ancora arretrata sul tema delle unioni gay. Credi che questo si rifletta in qualche modo sulla rappresentazione nel fumetto del mondo LGBT?

Il fumetto Italiano LGBT sicuramente rispecchia le condizioni attuali. “Lui e l’Orso” ne fa riferimento, ma senza alcun peso, perché ho preferito mantenere una certa leggerezza, essendo comunque un webcomic divertente (oltre che piccante), per lasciare respirare un po’ i lettori da quello su cui comunque i media ci informano regolarmente. Personalmente a me non piace sottolinearlo, perché non vedo il bisogno di ghettizzare pure un fumetto. Spero ovviamente nel mio piccolo di contribuire alla tolleranza di questo paese, aspettando le reazioni di chi comprerà il volume pubblicato dalla Renbooks, casa editrice di fumetti LGBT tra cui molti realizzati da autori Italiani che affrontano il tema in svariati modi, come “Barba di Perle” di Flavia Biondi e “I colori del vicino” di Giulio Macaione; due magnifiche opere di cui vi consiglio la lettura.

Tornando a “Lui e l’orso”. Ci sarà spazio per altri personaggi gay, lesbici o transgender nelle tue storie a fumetti future?

Certo che sì! Ogni colore dell’arcobaleno ha il suo spazio in “Lui e l’Orso”! Ci saranno lesbiche (Susanna è bisessuale), Transgender, sia MtoF che FtoM e ovviamente anche coppie etero, mica ce li siamo dimenticati!

Parlando di te. Quando e perché hai deciso di avvicinarti al fumetto? E, chi sono i tuoi fumettisti di riferimento?

Sin da piccolo mi divertivo a raccontare. Scoprire di poterlo fare anche con disegni ha sviluppato un irrefrenabile desiderio di diventare un disegnatore. Ma allora, così piccolo e ingenuo, non potevo mai pensare che i fumetti fossero disegnati da esseri umani o che comunque potesse essere un lavoro! Tardo come sono l’ho scoperto al Liceo. Vedere una mia compagna di classe disegnare le sue storie, chiuderle in delle gabbie e infilarci dei balloon con tante scritte, mi ha illuminato. Da quel momento non mi limitavo a comprare fumetti solo per leggerli, bensì per studiarli. Per anni ho divorato autori di fumetti giapponesi (i Manga), successivamente mi sono avvicinato ad uno stile di disegno e di lettura un po’ diverso, come i fumetti francesi. I miei fumettisti di riferimento sono tanti, ammiro tantissimo Alessandro Barbucci e Barbara Canepa, autori di “Skydoll”, Fabio Celoni, Silvia Ziche, ma anche autori stranieri come Enrique Fernandez autore di “Brigada”, Juanjo Guarnido di “Blacksad”. Sono tanti i fumettisti che mi hanno influenzato e che continuano a farlo, e sono tanti altri che sto scoprendo solo adesso, e che divoro pian piano perché so che non dovrò mai smettere di imparare.

Credits Foto: Salvatore Callerami
Credits Foto: Salvatore Callerami

Hai raggiunto popolarità con il fantasy poetico “Dandelion”, e ora la strip comica “Lui e l’orso”. Due generi completamente diversi. Nel futuro quale direzione pensi di intraprendere?

Sì, vero. Sono due generi completamente diversi. Ma a me piace abbracciare più generi e mettermi alla prova. In futuro, non so! Continuerò a disegnare, questo è sicuro, poi sarà il momento o l’ispirazione a decidere quale altra direzione intraprendere o se rimanere nella stessa in cui sto proseguendo adesso.

Il tuo è un webcomic. Nato e diffuso attraverso il web, i social network in particolare. Quali sono gli aspetti positivi e i vincoli nell’utilizzo di questo medium rispetto all’edizione cartacea, ad esempio?

Gli aspetti positivi sono tanti quelli negativi un po’ meno. I costi sono minimi, a parte le energie che si consumano nel disegnare ogni giorno per fidelizzare i lettori. È un modo più diretto per ricevere feedback, sia positivi che negativi. A volte le critiche possono demoralizzare se queste non sono costruttive, ma spesso e volentieri i riscontri positivi sono sempre lì pronti a supportarti, e non c’è nulla di più bello (almeno per me) di intrattenere facendo ridere i lettori, in questo caso con “Lui e l’Orso”, o facendoli piangere e riflettere come con “Dandelion”. Però c’è da dire che la carta è la carta, e non possiamo toglierla al collezionista che ha bisogno di annusarne l’odore, di sfogliare e toccare un albo stampato, quello stesso albo che si è amato e seguito per mesi sul web, durante la sua preparazione.